Dentro il pensiero di Igor Sibaldi

Questa intervista a Igor Sibaldi nasce dal desiderio di avvicinare il lettore non solo al pensiero di uno dei nostri ospiti più seguiti, ma anche alla persona che quel pensiero lo ha costruito nel tempo. Un percorso che non si limita ai contenuti dei suoi studi, ma che attraversa biografia, esperienze e sguardo sul mondo.

Igor Sibaldi è filologo, slavista, scrittore, traduttore e narratore, con un’attività di ricerca ampia e trasversale che attraversa la filologia, la teologia e lo studio delle tradizioni culturali e dei testi sacri. Un approccio che unisce discipline diverse e ambiti del sapere solo in apparenza distanti.

Nel corso degli anni è stato più volte ospite di Ti Sana, contribuendo con i suoi interventi a generare domande, riflessioni e nuove chiavi di lettura.

In questa conversazione lo incontriamo in una dimensione più diretta e personale, con l’obiettivo di approfondire non solo il suo lavoro, ma anche il contesto umano e biografico da cui nasce il suo modo di pensare e raccontare il mondo.

Una storia personale tra origini, vita e visione del mondo

Il nome Igor e il cognome Sibaldi

La prima domanda riguarda il nome e il cognome. “Igor” non è un nome italiano. Vuole raccontarci qualcosa?

Igor Sibaldi: Igor è naturalmente un nome russo, il nome di un santo protettore degli esuli. Mia madre era russa e, quando sono nato, si sentiva un po’ un’esule. Credo che per questo abbia scelto quel nome.
Non avevo parenti che si chiamassero Igor, quindi penso che quella sia stata la motivazione principale.

Il cognome Sibaldi invece è toscano, anche se molto poco diffuso. Esiste una storia secondo cui, ai tempi delle repubbliche marinare, una nave di corsari scozzesi guidata da un certo capitano Sibaldi sarebbe stata catturata e portata a Livorno. Pare che poi questi uomini non siano più tornati in Scozia e che da lì sia nato il cognome.

 

Una madre russa

Come descriverebbe le mamme russe rispetto a quelle italiane?

Igor Sibaldi: Terribili.
Si dice che, se sopravvivi a una madre russa, puoi sopravvivere a qualsiasi cosa. Le donne russe hanno una durezza particolare. Gli italiani spesso le sposano senza sapere davvero cosa li aspetta.
Le donne russe, per tradizione e cultura, sono un po’ le selezionatrici della razza: eliminano il debole. Se il marito è debole, non viene ucciso… ma distrutto psicologicamente.
Mio padre non lo sapeva.

 

I genitori e l’infanzia bilingue

Suo padre quindi si è trovato ad affrontare una personalità molto forte.

Igor Sibaldi: Sì. Mio padre non parlava russo e mia madre parlava poco italiano. Da bambino bilingue facevo spesso da interprete in casa.
Mia madre era emigrata nel 1944. Faceva parte di quel grande movimento di russi che, durante la guerra, si schierarono contro Stalin. Lei arrivò in Italia insieme all’armata di liberazione russa.
La guerra finì mentre si trovava a Merano, dove conobbe mio padre, che era un partigiano comunista.
In casa convivevano quindi due mondi opposti: da una parte una collaborazionista antistalinista, dall’altra un partigiano comunista.

 

Traduzioni e letteratura russa

Lei ha tradotto moltissimo dal russo.

Igor Sibaldi: Sì. Ho tradotto Tolstoj, Dostoevskij e molti altri. In totale credo di aver tradotto qualcosa come ottomila o novemila pagine.
Ho smesso quando è morto mio padre. Non è stata una decisione cosciente, semplicemente è venuta meno la motivazione profonda.

 

Un bambino tra due mondi

Che tipo di bambino era?

Igor Sibaldi: I bambini bilingui sono sempre un po’ strani, perché devono imparare due mondi contemporaneamente.
C’era la famiglia italiana di mio padre e quella russa di mia madre. D’estate andavamo spesso in Russia.
Fino ai nove o dieci anni mi sentivo perfettamente a casa ovunque. Poi però i bambini russi diventavano “russi” e quelli italiani diventavano “italiani”.
Da piccoli si è internazionali. Poi la scuola e la società ti trasformano in appartenente a una nazione.
Io questa trasformazione non l’ho mai sentita davvero.
Negli anni Cinquanta essere russi in Italia non era facile. La Russia era vista come il mondo dei cattivi.
Ricordo una signora che disse a mia madre: “Ah, poverino”, riferendosi a me, solo perché ero figlio di una donna russa.

 

Il rapporto con il padre

Che rapporto aveva con suo padre?

Igor Sibaldi: Grandissimo affetto.
Mio padre era una persona molto fragile ma molto atletica. Mia madre invece era severissima e disciplinata.
Io non mi sento davvero simile a nessuno dei due.

 

Gli studi e il passaggio alla filologia

Dopo il liceo lei ha scelto di studiare filologia?

Igor Sibaldi: No, inizialmente mi iscrissi a Fisica.
Avevo finito il liceo in anticipo perché ero stufo della scuola. Un insegnante mi disse: “Ma lei cosa ci fa qui? Non si annoia?” e mi propose di fare due anni in uno.
Mi iscrissi a Fisica quasi per scherzo. Venivo dal liceo classico e non sapevo praticamente nulla di matematica avanzata. Pensavo persino che il simbolo dell’integrale fosse una parentesi.
Dopo sei mesi cambiai e passai a Lettere moderne.
La filologia poi diventò la mia vera strada.

 

Il furto dei libri

Durante il liceo quali erano i suoi interessi?

Igor Sibaldi: Avevo una certa passione per il furto.
Rubavo libri nei negozi.
Non per rivenderli, ma perché volevo leggerli.
A quel tempo non c’erano sistemi elettronici di sicurezza. Era quasi un gioco di abilità.
L’ultimo libro che rubai fu “Il tempo ritrovato”. In qualche modo simbolicamente, con quel libro ritrovai anche me stesso e smisi.
Quando una cosa diventa compulsiva, capisci che è il momento di fermarti.

 

La scrittura e il primo romanzo

Quando ha sentito la necessità di intraprendere la strada della scrittura e della spiritualità?

Igor Sibaldi: Verso i sedici anni.
Ricordo che stavo scrivendo un romanzo intitolato “Ufficio burocratico reclami”. Mio padre, arrabbiato perché saltavo spesso la scuola, prese il manoscritto e lo strappò.
All’epoca non esistevano computer: c’era una sola copia.
Passai giorni a incollare le pagine una ad una.
Quell’episodio mi segnò molto.

 

Disciplina e libertà

Lei dice di essere indisciplinato, ma poi racconta di lavorare tantissimo.

Igor Sibaldi: Sono severissimo con me stesso.
Ogni mattina mi alzo prestissimo e lavoro fino a tarda sera.
Non sopporto però le regole imposte dagli altri.

 

La Russia oggi

Ha ancora parenti in Russia?

Igor Sibaldi: Sì, alcuni cugini.
L’ultima volta che ci sono stato era il 2019.
Oggi non credo sarei accolto bene, soprattutto dopo il mio romanzo “La Russia non esiste”.
In Russia ci sono cose che non si possono dire liberamente.

 

Politica, sentimenti e sensazioni

Qual è il ruolo dei sentimenti nella percezione della realtà, anche quando si parla di politica e linguaggio istituzionale?

Recentemente ero a Montecitorio per una conferenza sul rapporto tra politica, sentimenti e sensazioni.
I sentimenti spesso impediscono di percepire la realtà.
Per esempio, espressioni come “Fratelli d’Italia” sono fortemente sentimentali.
Anche l’articolo della Costituzione che definisce l’Italia “una Repubblica fondata sul lavoro” è, secondo me, una formulazione sentimentale.
Una fabbrica si fonda sul lavoro. Una Repubblica dovrebbe fondarsi anche sulla giustizia, sulla libertà, sull’uguaglianza.

 

L’unicità e i tanti campi di studio

In cosa si sente unico?

Igor Sibaldi: Ognuno è unico.
Forse la mia particolarità è aver studiato campi molto diversi: letterature slave, filologia, Bibbia, Nuovo Testamento, psicologia del profondo, filosofia della storia, mitologia.
Oggi, per capire davvero qualcosa, non basta conoscere una sola disciplina.

 

Filologo o narratore?

Si sente più filologo o narratore?

Igor Sibaldi: Narratore.
La filologia è uno strumento.

 

La collera

Si arrabbia facilmente?

Igor Sibaldi: Ultimamente poco.
Ed è un peccato, perché la collera, se espressa, fa bene. Sviluppa energie importanti.
Il problema è trattenerla.

 

Il nuovo libro: “Vuoi?”

Ci parla del suo ultimo libro?

Igor Sibaldi: Si intitola “Vuoi?”.
È un libro controintuitivo.
Parla del volere autentico.
Molti confondono il volere con il desiderio, con il cedere alle influenze esterne o con il semplice decidere razionalmente.
Il vero volere è qualcosa di molto più profondo.
Quando vuoi davvero qualcosa, spesso non sai nemmeno ancora cosa sia.
Sai soltanto che sei stanco di tutto il resto.

 

Igor, grazie davvero per questa conversazione. Mi piacerebbe moltissimo fare una seconda intervista, perché ci sarebbero ancora tantissime cose di cui parlare.

Igor Sibaldi: Volentieri.

Igor Sibaldi

Igor Sibaldi è filologo, slavista, scrittore, traduttore, drammaturgo e narratore. Il suo lavoro attraversa filologia, teologia e studio delle tradizioni culturali, con un approccio trasversale tra analisi dei testi e narrazione.

Un dialogo che resta aperto

Questa conversazione restituisce il ritratto di un pensiero in continuo movimento, ma anche di una storia personale attraversata da esperienze, contrasti e trasformazioni che entrano costantemente nel suo modo di pensare e di lavorare.

Nelle parole di Igor Sibaldi emerge non solo il percorso di un ricercatore e autore, ma anche quello di una vita vissuta tra lingue, culture e domande che non smettono di aprirsi. Il suo modo di raccontarsi alterna toni diversi, lasciando spesso a chi ascolta il compito di interpretare. Ed è proprio questo uno degli aspetti che rende il suo racconto così affascinante.

È un dialogo che non si chiude davvero, ma resta in sospeso — come accade quando un incontro lascia qualcosa che continua a lavorare anche dopo la lettura.

Igor Sibaldi

Igor Sibaldi è filologo, slavista, scrittore, traduttore, drammaturgo e narratore. Il suo lavoro attraversa filologia, teologia e studio delle tradizioni culturali, con un approccio trasversale tra analisi dei testi e narrazione.

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