Giovanni Vanni Frajese: restare umani come scelta

Neurobiologo, medico e ricercatore, negli ultimi anni è diventato una delle voci più controcorrente del panorama scientifico italiano. Ma al di là delle conferenze, del dibattito pubblico e delle posizioni espresse, emerge soprattutto un uomo che continua a interrogarsi sul rapporto tra scienza e umanità, tra verità e paura, tra benessere e società contemporanea.

C’è una calma particolare nel modo in cui parla il professor Frajese. Una calma che non ha nulla di distante o accademico, ma che sembra nascere da una riflessione continua sull’essere umano, sulla fragilità, sul tempo e sul significato profondo del prendersi cura.

In questa conversazione abbiamo cercato di andare oltre il ruolo professionale, entrando nella dimensione più personale del suo percorso. Ne è emersa una visione lucida, a tratti disarmante, ma attraversata da una forma rara di coerenza interiore. Una coerenza che non ha il tono della rigidità, bensì quello di chi continua ostinatamente a credere che la gentilezza, la verità e la bellezza abbiano ancora un valore reale.

La verità richiede coraggio

C’è stato un momento preciso in cui ha capito che avrebbe dedicato la sua vita alla medicina?

Nonostante venga da una famiglia di medici, non è stata una scelta automatica. Alla fine del liceo non avevo ancora deciso cosa fare. Poi, una notte d’estate, mentre cercavo di capire quale fosse davvero la mia strada, ho iniziato a pensare a ciò che mi colpiva profondamente.

Mi accorgevo dell’amore che i pazienti provavano per mio padre. Ricordo che una persona mi disse: ‘Quando vedo tuo padre entrare nella stanza, è come se entrasse la luce’.

Con questa sorta di aspirazione alla bellezza trascendente, carica di umanità e di gentilezza, ho deciso che questo era ciò che volevo fare anche io, cioè aspirare al fatto che le persone potessero guardarmi come guardavano mio padre.

 

E per quanto riguarda la ricerca?

“La ricerca mi ha sempre interessato, ma mi sono reso conto molto presto di quanto fosse difficile percorrere una strada realmente indipendente.

La via più semplice è collaborare con le case farmaceutiche, perché hai connessioni, strutture e possibilità che da solo non hai.
Io invece ho cercato di seguire una strada diversa, molto più complessa, tutta in salita.

Credo che davanti alla scienza debba rimanere intatta l’umanità. Altrimenti la scienza diventa uno strumento utilizzato per sostenere un’ideologia invece che per cercare la verità.

Negli ultimi anni abbiamo visto molto chiaramente cosa accade quando si perde questo equilibrio: la scienza rischia di diventare sterile, distante, persino disumana.”

 

Che rapporto ha con i pazienti?

“Cerco di accogliere le persone davvero. Di metterle a proprio agio.
Molti problemi cronici nascono da vite profondamente squilibrate: stress, ritmi disumani, tensioni continue.

Per capire davvero una persona bisogna comprendere come vive, che relazioni ha, che peso porta dentro di sé.
Io vivo il rapporto con i pazienti come un servizio. È faticoso, ma allo stesso tempo dà significato alle mie giornate.”

 

Che cosa significa per lei benessere?

“Benessere è una parola quasi dimenticata. Oggi siamo continuamente immersi nello stress e abbiamo perso il contatto con il silenzio mentale.
Il nostro corpo trasforma continuamente pensieri ed emozioni in processi biologici reali.

Per questo spesso ai miei pazienti dico semplicemente: fermatevi. Andate alle terme. Spegnete il telefono. State insieme. Non pensate.
Il benessere è l’opposto dello stress. È uno stato dell’essere.”

 

Viviamo nella società della performance e della stanchezza?

“Assolutamente sì. Non siamo più soltanto consumatori: siamo diventati anche consumati.
Consumiamo il tempo, le energie, perfino la vita stessa.

Viviamo costantemente spinti a fare, produrre, correre, senza fermarci mai a chiederci come stiamo usando il nostro tempo.”

 

Negli ultimi anni lei ha scelto spesso di esprimere posizioni controcorrente. Quanto è difficile, oggi, restare fedeli alla propria idea di verità?

“La verità è qualcosa che oggi non solo viene ignorato, ma spesso anche sminuito nel suo significato.
Viviamo in un mondo in cui ciò che conta non è la realtà delle cose, ma la percezione che le persone ne hanno.

Eppure la verità richiede coraggio. Perché l’essere umano tende naturalmente a stare nel gregge: è un impulso biologico, quasi mammifero. Quando si è nel gregge ci si sente al sicuro.

Uscire fuori dal gregge è molto complicato. Serve coraggio, agire col cuore.
Senza verità, però, non esiste un dialogo reale. Esistono immagini, percezioni, manipolazioni. La realtà diventa poco importante.”

 

C’è qualcosa che oggi le dà speranza?

“Viviamo un momento molto complesso. L’oscurità è veramente presente ovunque e ci viene costantemente data in pasto attraverso le notizie, attraverso la paura delle nuove pandemie, attraverso il modo in cui la comunicazione ha scelto di puntare sempre di più sul controllo e sulla paura.

Perché la paura è ciò che permette poi di esercitare il controllo.

Eppure continuo ad avere fiducia nel fatto che l’essere umano abbia un bisogno intrinseco di verità, di solidità, di coerenza e soprattutto di bellezza.

Dostoevskij diceva che ‘la bellezza salverà il mondo’. Rimango convinto anch’io che sia vero. Anzi, credo che la ragione per cui oggi non ce la fanno vedere sia semplicemente per non farci ricordare quanto ne abbiamo bisogno.

L’unica cosa sensata da fare, secondo me, rimane quella di provare a essere una luce nel buio.

Cercare di dare un significato alla propria esistenza mentre la si vive, sperando di riuscire a mostrare qualcosa di bello anche agli altri, qualcosa che possa accenderli a loro volta e far nascere il desiderio di essere la versione migliore di sé stessi.

Perché abbiamo bisogno di persone che scelgano di fare questo, che promuovano un cambiamento.”

 

Che rapporto ha con la dimensione spirituale?

“Molto profondo.

Credo che lo spirito sia la dimensione verticale dell’essere umano. È ciò che permette di reagire in modo diverso agli stessi stimoli della vita.
È ciò che rende possibile il coraggio, la gentilezza, la capacità di dare invece che prendere.

Oggi molte persone cercano la felicità nell’accumulo, nel possesso, nel consumo, senza rendersi conto che le esperienze più profonde nascono dal dare, dalla bellezza, dalla connessione autentica con gli altri.

Sarebbe bello se le persone avessero voglia di scrivere belle storie attraverso le proprie scelte, le proprie azioni, i propri pensieri.”

 

Per cosa le piacerebbe essere ricordato?

“Come qualcuno che ha cercato fino in fondo di rappresentare il meglio di sé.
Perché alla fine non conta quello che prendi. Conta quello che riesci a dare.

Se attraverso la propria vita si riesce ad accendere qualcosa negli altri, allora forse quella vita ha avuto davvero un significato.”

Giovanni Vanni Frajese

Il Prof. Giovanni Vanni Frajese è medico, neuro-endocrinologo e docente universitario. La sua attività unisce ricerca scientifica, endocrinologia e studio delle relazioni tra sistema nervoso e organismo umano, con un approccio orientato all’innovazione e al benessere della persona.

"Tutti possono fare la differenza"

Quando la chiamata termina, resta la sensazione di aver incontrato una persona che ha scelto di non separare mai la conoscenza dall’anima. E forse è proprio questo, oggi, a colpire di più: la delicatezza con cui continua a difendere idee forti, senza perdere umanità.

In un tempo dominato dal rumore, dall’urgenza e dalla paura, le sue parole riportano continuamente a qualcosa di essenziale: la responsabilità delle proprie scelte, il valore della verità, la necessità di restare umani anche quando sarebbe più semplice uniformarsi.

Prima di salutarci, lo ringraziamo per il tempo e per la testimonianza condivisa, augurandoci che questa conversazione possa diventare per qualcuno uno spunto, una riflessione, forse persino un piccolo incoraggiamento.

Lui sorride appena e risponde con semplicità:

“Lo spero anch’io. Tutti possono fare la differenza.”

Ed è forse proprio qui che rimane il senso più profondo dell’incontro: nell’idea che il coraggio non appartenga soltanto a chi alza la voce, ma anche a chi continua, ostinatamente, a cercare luce dentro tempi difficili.

Giovanni Vanni Frajese

Il Prof. Giovanni Vanni Frajese è medico, neuro-endocrinologo e docente universitario. La sua attività unisce ricerca scientifica, endocrinologia e studio delle relazioni tra sistema nervoso e organismo umano, con un approccio orientato all’innovazione e al benessere della persona.

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