Selene Calloni Williams: tra foresta, silenzio e simboli

Nel mezzo di un bosco che non conosce tregua dal caldo estivo, tra Bra in provincia di Cuneo e il fruscio continuo degli alberi, Selene Calloni Williams arriva all’intervista già immersa nel suo elemento naturale. È lì per un ritiro sul Shinrin Yoku, il “bagno di foresta”, pratica che da anni porta in Italia e che ha intrecciato con il suo percorso di studio della filosofia giapponese, del buddismo Shingon e dello sciamanesimo degli Yamabushi.

Le domande e le risposte che seguono chiedono di rallentare lo sguardo e di entrare in una dimensione diversa da quella ordinaria.

Natura, silenzio e sciamanesimo: un unico linguaggio invisibile

Come nasce il tuo rapporto con la natura e cosa rappresenta oggi nella tua vita e nel tuo lavoro?

“Ho dedicato gli ultimi dieci, forse dodici anni, allo studio della filosofia giapponese, del buddismo Shingon e dello sciamanesimo degli Yamabushi. In Giappone ho appreso questa tecnica. Il rapporto con la natura è stupendo. Per me è anima. A 19 anni sono stata in un eremitaggio nella foresta, come racconto nel mio libro Diario di una sciamana. Da allora la foresta ha sempre significato moltissimo. La natura è sempre stata una dimensione imprescindibile. Vivo in Svizzera, ma vivo in un bosco: è impossibile per me pensare una vita senza natura.”

 

Com’è la tua quotidianità immersa in questo ambiente naturale?

“Io ci vivo. È una presenza continua. Di notte dormo con le finestre aperte e sento tutti gli animali del bosco: le volpi, i gufi, le civette, i cerbiatti, i cinghiali, i tassi. Mi sembra di essere in un popolo che mi è amico, che mi sostiene. Quando ero piccola, a Monza, vivevo con il suono delle macchine. Non voglio più tornare in quella dimensione. Voglio sentire solo i passi degli animali. Non che rifiuti il mondo o gli esseri umani, ma per me la natura è una presenza imprescindibile.”

 

Che tipo di relazione interiore hai con la natura, oltre la percezione sensoriale?

“Più che vedere la natura, sento di essere vista. A volte persino testata, messa alla prova. È come se la natura mi osservasse. E una delle domande che faccio agli alberi è: “Perché mi stai sognando? Che gesto vuoi che io compia?”. La natura è bellezza e fragilità, quello che in Giappone si chiama wabi-sabi: impermanenza, imperfezione, mancanza. E nella sua fragilità si aspetta protezione. Io mi sento the keeper of the tree, la custode dell’albero. La natura è anima, e l’anima è bellezza, e la bellezza è sacro.”

 

Che ruolo ha il femminile in questa visione della natura e del mondo contemporaneo?

“La natura ha una dimensione d’ombra, e questa è la dimensione femminile: ctonia, sotterranea, lunare, notturna. Il femminile è anima. Viviamo in una cultura che aborre queste esperienze e pur di non affrontarle le reprime con violenza. La donna e la natura subiscono questa repressione perché l’uomo ha paura dell’ombra, della morte, del buio, dell’irrazionale.”

 

Che significato ha per te il silenzio e come lo pratichi nella tua vita?

“Il silenzio è uno spirito. Non è semplicemente assenza di parole. È dialogo con l’invisibile. In Giappone si chiama ma, il vuoto tra le cose, e mushin, la non-mente. Il silenzio è assenza di mente nel momento in cui si entra in quello stato. È lì che l’universo parla. Ma oggi è difficile trovarlo, perché il mondo ci ha sottratto questa dimensione.”

 

Perché secondo te abbiamo perso questa capacità di silenzio interiore?

“All’origine c’è una scelta: amore o potere. Se scegli il potere, costruisci un mondo in fuga dal sacro, dal femminile, dal silenzio. Se scegli l’amore, piano piano ritrovi il silenzio, anche vivendo nel mondo. Si può essere nel mondo senza essere del mondo. Ma è una scelta radicale, quotidiana.”

 

Come definiresti oggi il tuo lavoro e il tuo ruolo di “sciamana”?

“Sciamana è un titolo che ti danno gli altri. Io direi: essere al servizio dell’anima del mondo. Significa dialogare con l’invisibile. Lo sciamano non cura l’individuo, cura l’evento. L’io è una maschera. Ciò che agisce sono gli archetipi, gli dèi, le energie che muovono la vita.”

 

Esistono strumenti o pratiche attraverso cui entri in questa dimensione?

“Non ci sono strumenti. È una scelta originaria. Se scegli l’amore anziché il potere, l’universo si rivela. Quando parlo con una persona, vedo il mito che sta vivendo, gli archetipi che lo muovono. Non dialogo con l’individuo, ma con le energie che lo attraversano.”

 

Possiamo dire che il tuo lavoro sia una forma di narrazione del reale?

“Sì. Lo sciamano è uno storyteller. Ogni cultura ha i suoi miti. Noi viviamo dentro un mito che si ripete. Lo sciamano lo trasforma: cambia la narrazione e quindi cambia la realtà in cui il problema esiste. Non si cura la persona, si trasforma l’intero universo simbolico.”

 

Chi segue il tuo lavoro ti vede spesso accompagnata da Aki. Che posto occupa nella tua vita?

«Aki è un cane molto speciale. Prima di lei avevo una San Bernardo, Zoe, con cui avevo un legame profondissimo. Quando è morta è stato un dolore enorme. Una notte la sognai e mi disse: “Mi reincarno in un cane leone”. Tempo dopo entrai in contatto con un allevatore di Lhasa Apso, che vengono chiamati proprio cani leone tibetani. Mi parlò di una cucciola molto particolare, più grande degli altri, bianca e nocciola come un San Bernardo. Quando l’ho presa in braccio ho sentito immediatamente che era Zoe. Da allora Aki è sempre con me. Ha viaggiato in Mongolia, in Giappone, in America, alle Hawaii. È una presenza costante nella mia vita. Il suo nome, in giapponese, significa “lucentezza”.»

 

C’è una differenza tra il pubblico italiano, europeo e quello americano nei tuoi percorsi?

“A Los Angeles abbiamo una sede, ma è difficile lavorare con gli americani perché hanno una mentalità molto pragmatica. Io invece ho una visione più intimista, poetica, spirituale. Per questo, anche se lavoro negli Stati Uniti, spesso il pubblico resta in gran parte italiano o comunque europeo. È una questione di mentalità, di archetipi diversi, di mondi interiori differenti.”

 

L’Occidente, secondo te, ha perso qualcosa di essenziale nel modo di leggere la realtà?

“Abbiamo dimenticato il simbolo. Prendiamo tutto alla lettera. Ma la vita non è letterale, è simbolica. Se perdiamo questo, viviamo nel terrore, perché tutto diventa oggettivo. James Hillman diceva che fare anima significa de-letteralizzare l’esperienza. Tutto è immagine, sogno, proiezione.
L’ho conosciuto personalmente qui in Svizzera, a Monte Verità. Mi sono pazzamente innamorata di lui, intellettualmente parlando, ovviamente. Per me è diventato il mio grande maestro occidentale. Grazie a Hillman e alla sua psicologia archetipica e immaginale ho rivisto tutta la mia esperienza d’Oriente con nuovi occhi e ho compreso molte cose in modo ancora più profondo.”

Selene Calloni Williams

Selene Calloni Williams è autrice di oltre 30 libri e tra le voci più autorevoli del buddhismo contemporaneo. Fondatrice della Imaginal Academy, unisce meditazione, psicologia immaginale e tradizioni orientali in un percorso di trasformazione interiore.

Un’altra lettura del reale

L’incontro con Selene Calloni Williams è stato, nel suo insieme, molto arricchente. Ha aperto uno spazio di riflessione che va oltre le parole scambiate, lasciando emergere una visione in cui il reale non si esaurisce mai nella sua forma immediata.

Il tema del simbolo, in particolare, attraversa tutto il suo pensiero: ciò che accade non è mai solo ciò che appare, ma rimanda sempre a un livello più profondo, fatto di segni e significati da cogliere. In questa prospettiva, la realtà si presenta come un linguaggio vivo, che chiede attenzione e ascolto oltre la superficie delle cose.

È questa possibilità di sguardo che si spera possa accompagnare anche chi legge: un modo diverso di stare nella realtà, più attento ai suoi segnali e alla sua dimensione simbolica.

Selene Calloni Williams

Selene Calloni Williams è autrice di oltre 30 libri e tra le voci più autorevoli del buddhismo contemporaneo. Fondatrice della Imaginal Academy, unisce meditazione, psicologia immaginale e tradizioni orientali in un percorso di trasformazione interiore.

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