Di Carlotta Sanna

Richard Romagnoli: il sorriso, il silenzio e la ricerca della felicità

Richard Romagnoli, coach, autore e ideatore del Metodo Happygenetica, racconta la propria vita con gratitudine e semplicità. L’India è diventata negli anni la sua casa spirituale. Il padre, con il suo ultimo invito a essere felice, ha acceso una ricerca destinata a trasformarsi in una missione di vita.

In questo incontro affiorano anche la famiglia, vissuta come dono e responsabilità, e il silenzio, che Richard considera un nutrimento essenziale dell’anima. Le sue parole tornano spesso alla presenza, all’amore e al servizio verso gli altri, come modi concreti di vivere la felicità ogni giorno.

Una vita al servizio della felicità

Qual è il sorriso che più di tutti è rimasto impresso nella tua memoria?

“Di primo impulso vorrei risponderti che i sorrisi più belli sono sempre quelli delle mie figlie. E questo è certamente vero, quindi devo dirlo per primo.
Ma quando mi hai posto questa domanda, il mio primo pensiero è andato in India, nella mia amata India.

Ricordo quel giorno a Puttaparthi, dove poi abbiamo vissuto per molto tempo con le nostre figlie, che all’epoca erano bambine. Quando portavo la terapia della risata all’interno del Super Speciality Hospital voluto da Sai Baba, il mio primo incontro fu con i bambini della pediatria.

Ricordo ancora quei sorrisi, quella luminosità negli occhi. Furono quei sorrisi e quella gioia a convincermi a trasferirmi con Sara e le nostre figlie in India.
Ho percepito che quella sarebbe stata l’inizio di qualcosa di importante, che oggi posso chiamare addirittura missione, non soltanto professione.”

 

Il tuo rapporto con l’India sembra andare oltre un luogo geografico. Da dove nasce questa connessione?

“Quando avevo 16 o 17 anni acquistai un libro scelto per caso in una libreria. Quello fu l’inizio del mio amore per l’India, o meglio per il mio amato maestro Sathya Sai Baba.
Il titolo era Sai Baba: L’uomo santo e lo psichiatra. Mio papà lavorava in psichiatria e pensava fosse un libro sulla psichiatria.
Racconto spesso che quel giorno tornavo a casa in tre: io, papà e Baba.

Sono passati tanti anni e il mio amore è rimasto inalterato. È come quando accendi la fiamma di una candela: le candele possono essere diverse, ma la fiamma è sempre una.
È un rapporto di profondo rispetto per l’India e per la sua cultura spirituale, la madre dei Veda e delle più antiche scritture.”

 

Ricordi un momento in cui hai sentito davvero di appartenere a quella terra?

“Sì. Succede ancora oggi quando torno in India, soprattutto quando accompagno le persone nel Viaggio dell’anima.
Non è un viaggio geografico, ma un percorso attraverso luoghi scelti e poco conosciuti dagli occidentali.

Ogni volta che atterro sento qualcosa di più forte di me: devo inchinarmi sul suolo dell’aeroporto. Non lo faccio per un’isteria mentale, lo faccio per amore e appartenenza.”

 

E l’Italia invece cosa rappresenta per te?

“Rappresenta la bellezza in assoluto.
La mia comfort zone è tutto il mondo, ovunque ci siano esseri umani e natura.

Però l’Italia è anche nel mio DNA dell’anima. Viviamo da tantissimi anni in Romagna e questo ha giocato molto sull’espressione del sorriso, della gioia, dell’intrattenimento che porta leggerezza senza superficialità. È un po’ uno stile di vita.”

 

Il tuo nome racconta anche una parte del tuo percorso. Quando sei diventato Richard?

“Per tantissimi anni ho avuto una grande passione: l’illusionismo. Ero un illusionista, un prestigiatore, uno di quelli che studiava proprio la letteratura antica della magia. Quando mi esibivo, però, il mio nome di battesimo, Riccardo, non mi sembrava molto internazionale. Così è nato Richard.

Poi in India non riuscivano a pronunciare Riccardo e iniziarono a chiamarmi Richard. Da quel momento mi sono sentito sempre più vicino a questo nome. Non è un nome d’arte, non è un nome spirituale. Io sento semplicemente di essere Richard.”

 

Nel tuo percorso torna spesso la figura di tuo padre. Che cosa ti ha lasciato il vostro rapporto?

“Di papà ho scritto nel mio primo libro, Ho imparato a ridere, perché mi ha donato molti insegnamenti soprattutto attraverso l’esempio. Il mio maestro diceva sempre che il migliore insegnamento è l’esempio, e papà per me è stato un esempio enorme. Ho potuto godere della sua presenza fino a quando avevo 21 anni.

Negli ultimi istanti della sua vita, in ospedale, mi prese la mano, mi guardò negli occhi e mi disse: ‘Sii sempre felice’. Quelle furono le sue ultime parole. Quel messaggio ha creato anche un disagio nei confronti della felicità, perché non volevo essere felice senza di lui. Ma è stato l’inizio di un’ulteriore ricerca.

Era una persona umile, che amava molto gli altri, un grande ascoltatore. Anche nel mio lavoro ho imparato da lui l’arte di ascoltare e non di presumere.”

 

Un altro incontro che ha segnato la tua vita è stato quello con tua moglie Sara. Che cosa ricordi di quel momento?

“Mi ricordo benissimo dove eravamo: a Mirabilandia. Io lavoravo come illusionista, lei era grafica.
Quando vidi Sara pensai: ‘È lei’. Non soltanto per la sua bellezza, ma per qualcosa di più profondo.

Quello è stato uno dei miei Sankalpa più potenti, un desiderio così forte da diventare un seme capace di dare frutto. Però da soli non si fa niente. Evidentemente anche lei aveva espresso qualcosa di simile.”

 

Oggi, nel ruolo di padre, quali sono i valori che desideri trasmettere alle tue figlie?

“Sono un papà pieno di amore, perché non potrei fare diversamente nei confronti di due anime meravigliose che hanno scelto la loro mamma e me come genitori.
Ho compreso nelle parole di Khalil Gibran che i figli non ci appartengono, ma ci vengono donati affinché possiamo renderli liberi ed emancipati. Sono premuroso, attento e anche un po’ geloso.

Ma devo dire una cosa: queste ragazze sono loro che mi educano, mi migliorano tutti i giorni.
I valori umani, secondo Baba, sono verità, pace, amore, non violenza e rettitudine. Questi sono valori universali.”

 

Dopo tanti anni di pratica e ricerca interiore, esistono ancora momenti in cui ti senti lontano da te stesso?

“Sì. Succede quando incontro persone talmente radicate nella loro verità, che in realtà è la loro realtà, da creare uno scollamento con ciò che riconosco di essere e che riconosco anche negli altri. Ho imparato che queste energie non vanno contrastate, perché si nutrono del contrasto.

Quello che possiamo fare è portare la nostra attenzione verso ciò che è più fluido, più leggero, più profondo, verso tutto ciò che è amore.”

 

C’è qualcosa che ti fa ancora paura?

“Mi fa paura l’ignoranza. Non intesa come mancanza di cultura, ma come mancanza di riconoscenza del significato e del valore profondo della vita.
Gli antichi greci dicevano: ‘So di non sapere’. In quella frase c’è una grande intelligenza, perché lascia spazio alla ricerca.
L’ignoranza invece chiude, impedisce di ascoltare e di vedere.”

 

Quando senti il bisogno di ritrovare il centro, dove torni?

“Nel mio silenzio. Ne ho scritto anche nel mio ultimo libro, Il silenzio che guarisce. Il silenzio è qualcosa di cui tutti abbiamo bisogno.

Lo metterei al pari del bisogno di bere acqua e respirare ossigeno. Il silenzio è biologia per l’anima.
Attraverso il Gayatri Mantra, le pratiche della Happygenetica, il respiro consapevole, la risata e il rilassamento profondo, entri nello stato meditativo e nel silenzio senza quasi accorgertene.”

 

Che rapporto hai con il denaro?

“Bellissimo. Noi non siamo dei saggi realizzati che vivono lontani dal mondo. Viviamo qui, sul pianeta Terra.
Il denaro fa parte della nostra esperienza. Ci permette di fare cose, di realizzare progetti, di soddisfare dei bisogni.

Il punto è il rapporto che abbiamo con esso. Il denaro può contribuire alla nostra crescita fisica, mentale, spirituale e sociale.
Se ho tanto denaro ma mi manca la cultura, l’educazione, l’amore per il prossimo, sono semplicemente povero in altri aspetti.
Il denaro deve essere uno strumento, non la meta.”

 

Hai parlato del tempo come di qualcosa di prezioso. Che rapporto hai oggi con il tempo che ti è stato affidato?

“Quello che temo non è il denaro, è il tempo.
Puoi comprare un orologio prezioso, uno dei pochi esemplari al mondo. Ma poi chiedigli: ‘Oltre a questo orologio, quanto tempo posso comprare?’.

Ecco, noi spesso confondiamo le cose. Quando comprendi che il tempo è limitato, inizi a guardarlo in modo diverso. Poi arriva un momento in cui inizi a chiederti come vuoi vivere questo tempo.
Il tempo davvero onorato è quello dedicato al servizio verso gli altri.”

 

Senti di onorarlo davvero, il tuo tempo?

“No, non per come dovrebbe essere. Quando penso alle persone che stanno soffrendo, ai bambini, alle donne, agli anziani, a chi vive situazioni difficili in ogni parte del mondo, sento che possiamo fare molto di più.
Di fronte alla sofferenza di un essere umano non mi interessa chiedermi perché una persona si trovi in quella situazione o quale sia la sua storia passata. Vedo prima di tutto un essere umano che ha bisogno.

Con la mia associazione, Lelefante, abbiamo realizzato progetti importanti per ridare dignità a persone in difficoltà, ma sento che possiamo fare ancora di più.
Da soli si fa poco. È soltanto attivando la consapevolezza di tante persone che possiamo creare qualcosa di grande.
Per questo continuo a salire sui palchi e a raccontare l’importanza della risata, del sorriso, della presenza.”

 

Se potessi lasciare un messaggio a chi leggerà questa intervista, quale sarebbe?

“Donarsi agli altri. Credo che sia una delle migliori cure, soprattutto per chi soffre di depressione, ansia o attacchi di panico.

Quando rimani concentrato su te stesso, senti tutto. Ma quando porti questo io agli altri, diventa non più un io, ma un noi.

Le persone magari dimenticheranno un nome, ma ricorderanno la vibrazione che è arrivata a loro.”

Richard Romagnoli

Richard Romagnoli è speaker autore, coach e ideatore del metodo Happygenetica. Aiuta le persone a ricontattare la propria energia interiore attraverso la conoscenza spirituale. Fondatore e presidente dell’associazione Lelefante Aps che ha il compito di sostenere e dare dignità alle persone in difficoltà.

Il tempo che scegliamo di onorare

Richard parla spesso della felicità come di qualcosa che prende forma nelle scelte quotidiane. Nel modo in cui si guarda agli altri, nel tempo che si dedica alle relazioni, nella capacità di fermarsi e ascoltare.

Il sorriso, il silenzio e il servizio verso gli altri sono tre pratiche che per lui hanno un significato profondo: modi diversi di coltivare presenza e gratitudine, e di dare valore al tempo che abbiamo a disposizione.

Richard Romagnoli

Richard Romagnoli è speaker autore, coach e ideatore del metodo Happygenetica. Aiuta le persone a ricontattare la propria energia interiore attraverso la conoscenza spirituale. Fondatore e presidente dell’associazione Lelefante Aps che ha il compito di sostenere e dare dignità alle persone in difficoltà.

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