Di Carlotta Sanna

Di Carlotta Sanna

Ti Sana, una storia di incontri. Il racconto di Alba Rossi

Ti Sana è nata prima ancora di avere un nome, un programma o uno spazio in cui prendere forma. È nata durante una giornata in montagna, da una domanda lanciata quasi per gioco e da una risposta altrettanto spontanea. Da lì, passo dopo passo, quella che sembrava soltanto un’intuizione ha preso forma, è diventata una fiera, un lavoro, un luogo di incontri e, con il tempo, una parte importante della vita di chi l’ha costruita.

È da quella prima intuizione che, nel 1997, è iniziata la storia della Ti Sana che conosciamo oggi: la stessa che continua a tornare ogni anno a Lugano, fatta di persone, idee, esperienze e incontri. A raccontare quegli inizi è Alba Rossi, che trent’anni fa ha fondato Ti Sana insieme al marito Giuseppe Rossi e con lui ne ha seguito ogni fase, dai primi passi alle edizioni che hanno portato la fiera a crescere.

Dalla prima intuizione a una fiera che cresce

Come è nata, esattamente, l’idea di Ti Sana?

“È venuta a mio marito. Lui era sempre stato interessato al benessere e all’alimentazione naturale, ma anche alla spiritualità, alle religioni orientali, alla medicina cinese e a tutte quelle pratiche diverse da ciò che conoscevamo allora. Era una persona molto terrena, ma anche molto spirituale.

L’idea è nata in montagna. Eravamo a raccogliere castagne con le bambine, che allora avevano otto e dieci anni, e lui mi ha detto: «Cosa pensi se organizziamo una fiera del benessere naturale?». Io, senza avere la minima idea di cosa significasse organizzare una fiera del genere, ho risposto semplicemente: «Ma sì, perché no?».

Poi lui è partito. Quando prendeva una decisione era così: andava. Aveva già delle conoscenze, sia per il suo lavoro sia per i suoi interessi, e ha iniziato a muoversi. È nata proprio così, senza pensarci troppo.”

 

E lei, invece, come è entrata in questa avventura?

“Io non venivo da quel mondo, però sapevo organizzare e sono riuscita a seguirlo soprattutto nella parte organizzativa. All’inizio eravamo noi due per diversi anni e facevamo praticamente tutto. Ogni tanto avevamo qualche aiuto temporaneo, ma principalmente eravamo noi.

All’epoca avevamo anche le nostre attività: mio marito aveva una ditta di mobili per ufficio e si occupava di computer e manutenzione. Io ero in ufficio con lui e continuavo a seguirne una parte. Poi, dopo poco, abbiamo lasciato tutto per dedicarci completamente a Ti Sana.

Col tempo abbiamo coinvolto altri collaboratori e amici che tutti gli anni si adoperavano per la riuscita dell’evento, dalla ricerca degli espositori, alla segreteria, alla cassa e sicurezza nei giorni di fiera.”

 

Il nome, invece, è una sua intuizione. Come è arrivato?

“Continuavamo a cercare un nome, a proporne uno e poi un altro. Io a un certo punto ho detto: «Perché non Tisana?». Poi ci siamo accorti che aveva tre significati: Ticino sano, «ti sana», quindi ti cura, e naturalmente la tisana. Tre accezioni diverse, ma tutte pertinenti.”

 

La prima Ti Sana dove si è svolta?

“La prima fiera è stata al vecchio Padiglione Conza, con circa cinquanta espositori. Era piccola, ma per noi era già una grande cosa.

La seconda edizione ci siamo spostati alla Resega, sulla pista di ghiaccio. Anche lì, a pensarci oggi, sembra incredibile: organizzare una fiera in due piste di ghiaccio, con le conferenze e le sale che dovevamo costruire praticamente da zero. Però ci siamo riusciti ed è stato anche bello.

Dopo qualche anno anche la Resega non bastava più e abbiamo iniziato a prendere i padiglioni del Centro Esposizioni, fino ad arrivare a occupare tutto lo spazio.”

 

Che cosa significava “benessere” per voi, in quegli anni?

“Per noi significava soprattutto prevenzione. C’erano la medicina naturale e alternativa, l’omeopatia, la medicina antroposofica, quella ayurvedica e tante pratiche che allora stavano iniziando a farsi conoscere.

C’erano osteopatia, chiropratica, terapia craniosacrale, agopuntura, yoga, shiatsu. Alcune di queste discipline erano proprio agli inizi. C’erano anche associazioni legate alla prevenzione e realtà che proponevano esperienze nuove, come la cerimonia del tè giapponese.

Altri espositori portavano già la bioarchitettura, alimentazione sana, vestiti in fibre naturali…

L’esoterismo, invece, all’inizio era molto meno presente. Non era ancora ben visto come lo è oggi e facevamo molta attenzione alle realtà che accoglievamo. Poi, con il tempo, sono entrati anche ambiti legati alla ricerca personale, ad Aura-Soma, ai fiori di Bach e ad altre pratiche che iniziavano a farsi conoscere.”

 

Andavate anche a visitare altre fiere per capire che cosa stava succedendo fuori dal Ticino?

“Sì, certamente. Siamo stati al SANA di Bologna, che allora era enorme, a un’altra fiera a Losanna e a una fiera più esoterica a Zurigo. Mio marito era molto interessato a vedere cosa succedeva in altri luoghi. Aveva questa curiosità e andava anche più lontano: arrivò fino in California, a Expo West, una delle fiere internazionali di riferimento del settore.

C’era interesse e in Ticino non esisteva ancora qualcosa di simile. Lugano era, ed è, una realtà diversa rispetto a Bologna, Zurigo, Losanna o alle grandi fiere internazionali. Ma proprio questo ci faceva pensare che ci fosse spazio per una manifestazione capace di portare anche qui quei mondi, mettendo in relazione realtà e operatori diversi.

Siamo arrivati in un momento in cui c’era interesse, ma ancora poca offerta. Se avessimo aspettato qualche anno, forse sarebbe stato diverso. Mio marito era molto entusiasta di quello che vedeva in giro e si era convinto che ci fosse un interesse crescente verso uno stile di vita più sano e consapevole. E pensava che Lugano potesse essere il posto giusto per creare una fiera di questo tipo.”

 

E il pubblico come accolse quella prima esperienza?

“Molto bene. Il riscontro fu enorme, soprattutto considerando che era la prima edizione e che avevamo solo cinquanta espositori. Anche gli espositori erano sorpresi dalla quantità di persone che arrivavano ed erano molto contenti, perché tutti vendevano e lavoravano.

Credo che la novità abbia avuto un ruolo importante: per il pubblico era qualcosa di nuovo e interessante.”

 

Fin dall’inizio avete affiancato alla parte espositiva anche un programma di conferenze?

“Sì, da subito. Già dal primo anno avevamo il catalogo e il programma delle conferenze. All’inizio erano soprattutto gli espositori a proporci i relatori, poi il programma si è ampliato e abbiamo iniziato a cercare anche persone esterne, grazie soprattutto alle conoscenze e ai contatti di mio marito.

Tra i progetti ben riusciti in questo ambito, nel 2008 abbiamo ospitato “La donna nella medicina naturale”: una tavola rotonda di donne composta da una naturopata, una sessuologa e una psicologa.”

 

Lei continua ancora oggi a venire a Ti Sana. Come la vede, dopo tutti questi anni?

“Penso che abbiate fatto un bel lavoro, soprattutto per quanto riguarda il programma divulgativo. Avete dei bei relatori e alcuni sono persone che venivano già ai tempi nostri.

È cambiato tutto, naturalmente. Oggi ci sono internet e molte più possibilità per informarsi, cercare e scegliere. Una volta c’era solo la fiera e si visitava Ti Sana perché era il luogo dove incontrare quelle realtà, oggi i tempi sono cambiati.

Però credo che vedere, toccare, ascoltare e incontrare le persone sia ancora molto importante. Io sono della vecchia scuola, ma penso che sia soprattutto una questione umana, più che generazionale. E spero che si torni sempre di più a questo tipo di incontro.”

 

Guardando indietro, che cosa rappresenta per lei Ti Sana?

“È stato molto importante. Ho scoperto tante cose, anche cose che non conoscevo. E poi il fatto di lavorare con mio marito è stato molto bello e per me molto importante. Riuscivamo a lavorare bene insieme: ognuno aveva il suo ambito, collaboravamo e poi ci scambiavamo sensazioni e idee.

C’era anche il rapporto con gli espositori. Con molti siamo diventati amici e abbiamo continuato a frequentarci anche al di fuori della fiera. Abbiamo conosciuto tante persone, anche un po’ fuori dalla norma, persone particolari che ci hanno dato tanto.

Questo è stato molto bello: il lato umano del nostro lavoro, per noi era la cosa più importante.”

Alba Rossi

Fondatrice di Ti Sana insieme al marito Giuseppe Rossi, ha tradotto un'idea pionieristica in una realtà concreta. Grazie al suo prezioso contributo, la fiera ha fatto la storia del settore presentandosi da subito come un vibrante crocevia di incontri, novità e conferenze.

Una fiera fatta di incontri

Forse è proprio questo il filo che attraversa tutta la storia raccontata da Alba: prima ancora delle dimensioni, dei padiglioni e dei programmi, Ti Sana è stata un luogo di incontri. È nata da una conversazione in montagna, è cresciuta attraverso persone, idee e intuizioni e, nel tempo, ha mantenuto una dimensione umana che ancora oggi chi l’ha vissuta agli inizi riconosce.

Quasi trent’anni dopo, il mondo attorno è cambiato profondamente. Molte delle pratiche che allora erano poco conosciute sono oggi entrate nel linguaggio comune, mentre le possibilità di informarsi e incontrare nuovi progetti si sono moltiplicate.

Eppure resta qualcosa che non si può sostituire con uno schermo: la possibilità di esserci, incontrarsi, ascoltare e scoprire qualcosa di nuovo dal vivo. È anche da qui che passa la storia di Ti Sana.

Alba Rossi

Fondatrice di Ti Sana insieme al marito Giuseppe Rossi, ha tradotto un'idea pionieristica in una realtà concreta. Grazie al suo prezioso contributo, la fiera ha fatto la storia del settore presentandosi da subito come un vibrante crocevia di incontri, novità e conferenze.

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