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Perché camminare nei boschi fa bene? Passo 5: La risposta della foresta

  • Andrea Anselmo Oliva
Camminare nei boschi

Credo che arrivati a questo punto del nostro cammino, della nostra bella passeggiate nei boschi, nasca da se una maggior curiosità rispetto a questi bio organismi chiamati Alberi. D’altra parte non sarà a caso che il percorso umano/divino sia rappresentato come albero della vita, il famoso Albero Cabalistico ebraico, oppure che si parli di piante madri in grado di guarire ferite fisiche e psicologiche o di portare sciamani a essere tali con l’alleanza stessa con la pianta madre. Gli alberi come re e regine del mondo vegetale devono portar con sé una saggezza e una organizzazione di vita “ sociale” intelligentemente amorevole.

Ho trovato molto affascinante la conoscenza che emerge dalle ricerche di Suzanne Simard, ricercatrice che per 30 anni ha studiato le foreste canadesi della Columbia britannica. Suzanne Simard è cresciuta in questo ambiente di foreste pluviali in compagnia del nonno, boscaiolo di Cedri.

Come spesso capita in grandi storie, anche quella di Suzanne e della sua ricerca nasce per “caso” e in un’occasione che poteva divenire tragica: il loro cane cade in un cedimento del terreno e il nonno per estrarlo vivo è costretto a scavare in una lotta contro il tempo. In questi attimi in cui il nonno con la pala porta alla luce la vita nascosta della foresta, Suzanne comprende, vede, percepisce le infinite vie biologiche che connettono gli esseri della foresta.

La ricerca di Suzanne ci fa comprendere con dimostrazioni scientifiche la trasmissione tra alberi, tramite le radici, di sostante necessarie al loro benessere, crescita e in alcuni casi sopravvivenza. In particolare gli esperimenti di Suzanne si sono concentrati sulla Betulla, l’Abete di Douglas e sul Cedro rosso del  Pacifico. Tramite isotopi di  carbonio radioattivo, Suzanne è riuscita a tracciare le trasmissioni sul piano non solo del carbonio, ma anche dell’azoto, del fosforo, dell’acqua e di vari segnali di difesa nei confronti di composti potenzialmente nocivi come anche parassiti o funghi/muffe.

Quando l’Abete si trova in una zona d’ombra prolungata riceve più carbonio dalla Betulla, a sua volta la Betulla quando è senza foglie riceve carbonio dall’Abete e così avviene in un continuo e mutuo scambio proprio di una comunità o su un piano più alto di un organismo unico di cui appunto una comunità, una società ne simboleggiarne l’avvento.

Il micelio, (l’apparato vegetativo del fungo) è un dei principali connettori. Una delle curiosità che Suzanne ha soddisfatto per prima a se stessa è se una pianta riconosce i propri diretti figli. Le piante hanno una particolare cura e continuo scambio con i loro figli, anche se portati a distanze notevoli tra loro. Il sottosuolo boschivo è un vero e proprio web, infinite vie biologiche connesse tra di loro tramite una rete fittissima e attiva per tutti e su tutti i livelli. In questo immenso e naturalmente intelligente web esistono degli hub, alberi che fungono da server, per posizione, età, specie, sono dei veri e propri snodi delle informazioni.

È necessario conoscere questi hub in caso di disboscamento controllato, in quanto fondamentali per la sopravvivenza e per una più veloce rigenerazione della foresta. Alberi anziani , prima di morire trasmettono informazioni di saggezza alla loro comunità, trasferiscono il loro sapere nella coscienza della comunità. La vita della foresta è un esempio di comunità ricca di esperienze individuali e condivise nelle necessità. Suzanne lo definisce un esempio di resilienza a cui ispirarsi, ma innanzitutto da comprendere sino in fondo e non solo con l’intelletto, ma credo che per far questo sia necessario prendersi un po’ di tempo e camminare facendosi trasportare dalla grande sinfonia dell’orchestra della foresta.

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