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Perché camminare nei boschi fa bene? Passo 4: La risposta della musica

  • Andrea Anselmo Oliva

Prima di continuare il nostro argomento legato al beneficio del contatto con la natura per comprenderne maggiormente la “natura” stessa di questo beneficio voglio portare le nostre menti a un altro parallelismo se non analogia.

Mi riferisco agli esperimenti del famoso scienziato giapponese Masaru Emoto con i cristalli d’acqua. Quindi per ricapitolare se la musica compone figure, geometrie quindi forme e, come a dimostrato Emoto, lo stesso avviene con le parole o addirittura solo con le intenzioni delle parole scritte, diventa più chiaro che quando le parole sono collegate con la musica interiore esse stesse sono creative. La musica, il suono, sembrano essere un’interpretazione delle bio emissioni se non le bio emissioni stesse, le parole forse come una musica composta dal libero arbitrio. Partendo proprio dalla musica, ovvero dalle bio emissioni che collegano tutti gli esseri viventi, l’artista Mileece Petre di Los Angeles ha codificato le bio emissioni del mondo vegetale trasformandole in musica udibile dall’orecchio fisico. In termini pratici Mileece ha collegato alla piante degli elettrodi connessi con un amplificatore, che grazie ad un codice binario, a un software collegato, anima il suono dando vita alla musica organica elettronica. Sino a qui il lavoro di Mileece non è unico se non per lo stile inteso come codificazione musicale e l’identità data dalla scelta delle sue parole. Infatti Mileece è andata ben oltre a questa chiamiamola interpretazione musicale: ha dato vita al progetto “tree weaver project”. Prima però di accennarvi del progetto di Mileece, in questo nostro cammino tra i boschi, farei una  breve pausa giusto per guardarci intorno e osservare con occhi diversi la foresta in cui ci siamo addentrati e iniziare a sentire con l’orecchio interiore la musica degli alberi, infondo abbiamo compreso che la foresta è un’orchestra e che la sua musica comunica con noi su piani più sottili.

Questa musica, queste bio emissioni su un piano di vita vegetale mancano della coscienza intellettuale, sono prive di pregiudizi, di odio, di cattive intenzioni: la loro musica è portatrice di geometrie armoniche. Entrare in risonanza con una foresta o percepirne le onde vitali, trasforma le geometrie, la nostra musica interiore, armonizza il corpo  energetico.

Come ben sappiamo anche la nostra musica può influenzare le piante, è una questione di possibilità e di forze, di numeri, un bosco a più forza per coinvolgerci nella sua sinfonia, ovviamente se decidiamo di lasciarci andare. Il camminare ci impegna in un maggior concentrazione sul respiro, sul sé interiore, iniziamo con il movimento a scaricare le tensioni e aprici, farci maggiormente coinvolgere dalla sinfonia della foresta. Mileece tutto questo lo sa bene infatti il Tree Weaver project parte proprio dal creare la sinfonia della foresta anche nelle città. Mileece ha creato delle capsule in cu sono riportate specie di piante amazzoniche, piante rappresentative di un ecosistema che sopravvive in grande armonia. Entrando in queste capsule, a dire di chi ci è stato, si entra in un altro mondo dove si percepisce chiaramente la forza di una saggezza impregnante. Posso immaginare quanto l’impatto sia forte per un visitatore di queste capsule, considerando che sono collegate con la foresta più grande al mondo, definita appunto il polmone del pianeta, e considerando che entrarci partendo direttamente da una musica cittadina senza nessun tipo di “anticamera” possa essere  impattante.

Certo qualcuno si starà domandando come sia possibile produrre lo stesso tipo di energia di una foresta all’interno di una capsula cittadina. Qui entra in gioco anche un discorso di non località e di flusso continuo, argomento molto affascinante ma che per rispetto del nostro tema affronteremo se il caso in modo dedicato. Come d’altra parte Mileece ha un ulteriore fuoco, approfondimento se non parte centrale del suo progetto Tree Weaver Project di cui vi accenno, ovvero la facilitazione che le piante consentono all’uomo nel processo di telepatia, empatia. Si esattamente cosi, in realtà Mileece si definisce una facilitatrice del linguaggio delle piante, ma il vero cuore del suo progetto è proprio questo reciproco scambio. Gli alberi, le stesse specie, soprattutto, se derivanti da uno stesso ceppo e collegate tra loro possono trasportare i nostri messaggi musicali (sentimenti, parole e pensieri), ad esempio, a persone che si trovano nella stessa capsula ma dalla parte opposta del pianeta. È un po’ come dire che se mi metto in stato armonico sotto una betulla, entro in risonanza con lei, e un mio amico fa lo stesso in un altro luogo, grazie alle bio emissioni della betulla, collegate al canale di tutte le betulle, io e il mio amico potremmo anche percepirci in modo più chiaro se non addirittura aprire una connessione telepatica.

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