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Perché camminare nei boschi fa bene? Passo 2: La risposta dell’Antroposofia

  • Andrea Anselmo Oliva

Vi è sicuramente capitato di incontrare qualcuno che energeticamente vi disturba, quel tipo di persone che anche quando si sono congedate ci lasciano una sensazione negativa, sembra che ci abbiano rubato energia, a volte anche amici che in particolare stanno passando un periodo duro, negativo. Certo quando una amico si sfoga e butta fuori i suoi problemi, spesso ci sentiamo stanchi e non c’è bisogno di essere osservatori raffinati per collegare le due cose, ma siamo comunque contenti di essere stati utili per cui ci va bene cosi. Il punto non è, infatti, evitare queste persone (almeno non è mia intenzione suggerire ciò), ma collegare questo aspetto al contatto e allo scambio con la natura. Cosa centra direte voi? Ora ci arriviamo, facendo però un’altra piccola tappa. Avete mai sentito parlare di Rudolf Steiner? Sicuramente nell’ambito educativo con le scuole steineriane. Teosofico e fondatore dell’Antroposofia, definita anche Scienza dello Spirito, Steiner ha esperienziato le profondità causali del percorso evolutivo in cui l’umanità è coinvolta. Rudolf Steiner aiuta a intendere che l’uomo è un essere energetico e come tale si nutre e cresce grazie all’energia con cui riesce ad alimentarsi e a conservare. Di Steiner vorrei qui citare una frase che recita più o meno cosi: “Fin tanto che l’uomo cerca energia nelle cose materiali non otterrà mai quella vitalità che gli sarebbe propria, in quanto le cose terrene sono limitate e destinate a finire”. L’uomo è cosi condannato a nutrirsi delle energie dei propri simili e delle cose materiali, fintanto che non si connetterà con i piani alti, “soprannaturali”, dimensioni dove è possibile alimentarsi energeticamente alla fonte.

Dunque l’uomo non connesso con la fonte ha, per spirito di autoconservazione, una natura vampirica. L’uomo attuale è un essere di 3a dimensione (ancora per poco) mentre la pianta appartiene a una scala evolutiva che possiamo definire inferiore e come tale vive e cresce in base a un altro tipo di esperienza. Entrambi, esseri umani e mondo vegetale, dispongono di un’intelligenza, ma solo l’uomo possiede l’intelletto, la ragione. La pianta è puro istinto biologico, l’uomo è un essere “ragionevole”. Mi piacerebbe entrare più nel merito di questo aspetto,  ci sono consapevolezze cosi interessanti dietro a questo argomento, oggi mi limito a questo aspetto che è quello che ci può far comprendere come mai un bosco ci mette di buon umore e un centro commerciale il più delle volte ci scarica.

L’uomo possiede l’intelletto perché è grazie a questo che può fare esperienza nella sua attuale fase evolutiva, l’intelletto è trascinato dalle emozioni che come tutti ormai stiamo notando, sono emozioni indotte e spesso di basse vibrazioni (la paura, ad esempio). Il campo energetico dell’uomo è generalmente pieno di forme pensiero e questi pensieri sono informazioni che ci scambiamo l’uno con l’atro, almeno da un punto di vista energetico, soprattutto con le persone con cui abbiamo una forte sintonia, quindi possiamo affermare d’essere sulla stessa frequenza. Alcune sono frequenze diverse dalle nostre ed è letteralmente come mettere due radio vicine che interferiscono l’una con l’atra, il segnale che ne emergerà sarà di sicuro disturbato, portando appunto le persone fuori frequenza o fuori fase. Le piante non hanno un intelletto per cui non sono in grado di fare ragionamenti complessi e legati a cose materiali, come i mille pensieri che affollano le nostre menti.

Vi è sicuramente capitato di essere in presenza di una persona dalle forte e piacevole energia, una persona che non porta con se in modo caotico e in ogni istante i mille risvolti della vita, una persona che è lì, nel momento, presente a se stesso, a voi e alla situazione circostante, un persona in armonia. Difficile? Direi che se ne incontrano sempre di più grazie a questo cambiamento epocale che è in atto. Immaginate uno yogi, un maestro di meditazione, una persona serena, positiva, sorridente, immagino che la presenza di una persona di questo genere faccia la differenza da un punto di vista energetico. Ecco, gli alberi possiamo in questa metafora paragonarli a un maestro di yoga, sempre presente, sempre connesso. Un bosco dunque potrebbe essere paragonato a centinai, migliaia di yogi tutti insieme. È energia  pura, scevra da ogni emozione negativa, da ogni pensiero pessimistico o preoccupazione. A questo voglio aggiungere un aspetto importante: le piante nel loro stato dimensionale hanno “una sola” direzione di movimento che fa parte della loro coscienza in divenire, la spinta verso la luce.

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