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Perché camminare nei boschi fa bene? Passo 1: La risposta della scienza

  • Andrea Anselmo Oliva
erché camminare nei boschi fa bene?

L’aria pura, il silenzio e la natura conciliano uno stato di armonia, in tutto questo le piante, gli alberi che ruolo hanno? Un sentiero attraverso la comunicazione interspecie.

“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi, e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”, scriveva Henry David Thoreau nel libro “Walden ovvero vita nei boschi”.

Forse molti di voi, come è capitato a me, hanno sentito queste parole con il meraviglioso sottofondo musicale di Eddie Vedder (che sto ascoltando anche mentre scrivo) nel film Into the Wild; commovente storia vera di Christopher McCandless. Ovviamente non voglio raccontare qui la trama del film e anzi suggerisco a chi ancora non l’avesse visto di farci un pensiero; io personalmente credo d’averlo visto almeno 10 volte, uno dei cult che spesso, quando ho voglia di pace e armonia, guardo. Gli altri in classifica di questo genere visti e rivisti sono Balla con i Lupi e La mia Africa.

Quando ho iniziato a fare qualche ricerca relativa a questo argomento, “il benessere che si trae dal contatto con la natura, soprattutto camminando nel bosco”, ho pensato che stessi scrivendo di qualcosa di scontato e che tutti, in fondo, sappiamo bene, ma come spesso accade quando mi approccio a un progetto/azione con apparente noia o disinteresse trovo qualcosa di intrigante che riesce a stupirmi, cosi voglio condividere con voi alcuni aspetti che vanno oltre a quanto la stessa scienza sta cercando di scoprire grazie a evidenze (appunto scientifiche), ma ci arriveremo passo per passo, magari facendo anche qualche tappa ristoratrice.

Partiamo da un dato scientifico, che ci piace tanto, tratto da uno studio di Gregory Bratman, dottorato in biologia all’Università di Stanford. Ovviamente per essere un esame scientifico che si rispetti deve aver un riscontro tangibile e il tangibile è dalla scienza rigorosamente rispettato tramite l’utilizzo degli strumenti che essa oggi detiene. In questo caso la neuroscienza ci aiuta e con una scansione cerebrale focalizzata su una regione del cervello chiamata corteccia prefrontale subgenuale; scansioni effettuate su due gruppi di oltre 50 “cavie” alle quali era stato chiesto di passeggiare alcuni nei boschi e altri in città. Alla fine del www. l’esame del cervello ha permesso di verificare scientificamente per prima cosa due aspetti fondamentali: il gruppo che aveva passeggiato in città presentava valori meno “genuini” rispetto al gruppo che aveva invece passeggiato nei boschi. Nello specifico, il secondo gruppo presentava valori cardiaci rallentati, segno di armonia psicofisica, pressione sanguigna più bassa, livelli di attenzione più alti e una migliore rigenerazione generale del cervello. Bene, dunque, potremmo dire: quello che sento è scientificamente dimostrato. Vorrei però che non ci accontentassimo di questa verifica che, in fondo, dimostra solo quello che ognuno di noi percepisce chiaramente in proprio: nei boschi è sicuramente più facile liberarsi di quel brusio mentale che spesso impedisce di percepire con consapevolezza i messaggi che arrivano dal nostro vero io.

Sicuramente avrete sentito citare il famoso pollice verde? Persone che ci sanno fare con le piante e altre ahimè che non lo possiedono, vi è mai capitato di conoscere qualcuno che non ha il pollice verde? Vi siete mai chiesti perché? Teniamo questo quesito e ricordiamocene alla fine di questa articolo potrebbe aiutarci a mettere insieme i pezzi del puzzle e aprire le strade a una nuova consapevolezza.

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