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L’agricoltura in città

  • Redazione
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Una nuova brezza attraversa le nostre città, rinvigorisce il nostro rapporto con la natura, ci aiuta a socializzare con i nostri vicini e porta un nuovo aspetto, molto più green, ai nostri quartieri. È l’“urban gardening”, ovvero gli orti cittadini, di quartiere, spazi verdi convertiti in piccoli e fruttuosi appezzamenti coltivati. Così, specie ora che la primavera si sta schiudendo, passeggiando per le città, attraversando i parchi comunali, e stando attenti ai verdeggianti balconi, si notano lattughe, erbe aromatiche, ortaggi, e piccole piantine che si trasformeranno in primizie di stagione tra qualche mese.

I tetti dei nostri palazzi si trasformano in lussureggianti e produttivi orti in vaso, dove coltivare, oltre che vere e proprie verdure, anche una nuova vicinanza con la natura. Questo tipo di attività presenta innumerevoli punti di forza. Oltre a favorire una socialità tra concittadini, nutre un nuovo senso di comunità e di condivisione. Ognuno si impegna a fare la sua parte per il raccolto comune: chi bagnerà la mattina, chi si preoccuperà di tenere la terra pulita, chi si occuperà del raccolto. Un’esperienza di questo tipo, presuppone anche una nuova conoscenza a livello agricolo, si scoprono i tempi naturali, quelli dettati dalla luce del sole e dalle fasi lunari, così favorevoli per il benessere umano, e così troppo spesso dimenticati a favore di ritmi troppo veloci. Saper aspettare, coltivare la pazienza e la contemplazione della crescita è una lezione che bisogna recuperare.

Parlando di orti non industriali non si possono non considerare gli innumerevoli vantaggi a livello nutrizionale ed ecologico che ne derivano. Oltre a riscoprire il sapore originale delle verdure di stagione, l’auto-coltivazione permette anche di scegliere il non utilizzo di pesticidi e concimi artificiali, ma di puntare tutto su scelte biologiche e sostenibili come i fondi del caffè o le bustine del tè usate. Si può inoltre decidere di coltivare specie iscritte nelle liste di ProSpecieRara, contribuendo così a preservare le varietà biologiche a rischio di estinzione. Senza trasporto e senza utilizzo di fitofarmaci gli ortaggi dei nostri orti a chilometro zero rappresentano una vera alternativa per contrastare l’inquinamento tipico della grande distribuzione.

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