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Incontro ravvicinato con un orso

  • Andrea Anselmo Oliva

Vi è mai capitato di trovarvi faccia a faccia con un orso, o di avvistarlo a distanza?

Se non vi è ancora capitato e siete dei tipi a cui piace la montagna e i boschi, sappiate che la possibilità che ciò avvenga è sempre più verosimile, probabile. Ebbene si, come molti di noi ne hanno gia sentito parlare in Italia la popolazione degli orsi è in aumento in termini esponenziali.

Oggi nel nostro territorio boschivo, vivono più di 100 individui, anche se il numero esatto  non lo conosce nessuno.

In Italia abbiamo tre razze di orsi: l’orso Bruno europeo, quello Marsicano e il famoso  Grizzly. Le loro zone di “partenza” sono le Alpi Centrali e il Trentino in particolare; nella Alpi orientali in Friuli e nell’Appennino centrale Abruzzo Lazio e Molise. Ma queste, come ho precisato, sono zone indicative in cui inizialmente si sono insediati i vari nuclei. L’orso, come si sa, copre distanze molto vaste e chiaro è che la sua presenza si è già estesa a zone ben più ampie di quelle inizialmente previste, ad esempio ci sono stati vari incontri in Veneto.

Questi orsi sono figli del progetto Life Ursus, idea finanziata dal’Unione Europea e che ha permesso l’importazione, tra il 1999 e il 2002, di dieci esemplari provenienti dalla Slovenia. Da allora ad oggi si stima che si siano riprodotti almeno 34 volte dando alla vita  ad un   centinaio di cuccioli. Condivise queste informazioni di base vorrei  porre la nostra curiosità non tanto sull’orso, (la sua bellezza, la sua vita  e quanto sia affascinante o abbia ovviamente ogni diritto di vivere libero), ma sul vero motivo per cui questi orsi oggi vivono nei nostri boschi, il motivo diciamo geopolitico. Gli episodi di razzie di bestiame sono molto numerosi, un solo esempio; il cosi detto Biondo,  (definito anche il piantagrane) nel 2010 a ucciso 14 asini ad Asiago in Veneto, nel 2013 invece è toccato a  15 bovini sul monte Baldo, nel 2016 è stato catturato ad Udine. Il Biondo, al momento della cattura, pesava 189 kg, il che è da considerarsi una media bassa in quanto possono tranquillamente arrivare oltre i 300 kg.  Questi sono solo alcuni esempi tra i tanti,  di cui molti non sono stati denunciati ma hanno visto pastori e contadini farsi giustizia da soli dando cosi vita ad un conflitto tra uomo ed orso.

Gli episodi più interessanti sono riferiti agli incontri con persone, e in alcuni casi ci sono state aggressioni a discapito ovviamente dell’uomo. In uno dei comunicati che ho trovato on line, uno di quelli che sembrano appunto pubblicati per “ordine divino” trovo quanto segue: “Motivo principale della loro ripopolazione, oltre all’importazione, è il fatto che i boschi italiani sono sempre meno battuti dalla gente. L’inurbamento ha riconsegnato alla fauna il territorio boschivo, permettendo quindi anche agli orsi di vivere in tranquillità e riprodursi con facilità.”

Non so voi,  a me questo comunicato stampa appena citato non mi risuona molto, soprattutto alla luce delle vere statistiche e tendenze che qui vi riporto:

“Se solo il 22 per cento degli intervistati vive in campagna, il resto in città (57%) e in paesi (21%), tuttavia il 60 per cento di loro ha origini legate a villaggi rurali. Il dato più interessante che emerge dall’indagine è che tra i desideri nascosti degli italiani ci sarebbe proprio quello di tornare a vivere in campagna (il 32,7%) o comunque avere uno spazio rurale dove poter produrre cibo (il 31,7%). Quello di produrre in autonomia, con un orto a disposizione per esempio, è comunque il sogno di 4 italiani su 10, mentre dalla ricerca emerge che 7 persone su 10 vorrebbero frequentare assiduamente luoghi legati al settore primario”. «Pur se in crescita, questi dati non ci devono stupire più di tanto – afferma Carlo Hausmann, referente scientifico di AgrieTour e tra i promotori dell’indagine – perché ormai il fenomeno del ritorno alla campagna è sempre più all’ordine del giorno”.

Direi che non servono molti commenti ma una riflessione profonda su quello che forse sta dietro a questa ripopolazione di orsi, al quale aggiungerei un dato fondamentale: la loro proliferazione naturale, che nessuno può controllare, ( 2/3 cuccioli ogni 2/3 anni) che unita allo loro capacità di coprire grandi distanze ci potrebbe anche far preoccupare, anche se non è di certo con la preoccupazione che ne ricaviamo qualcosa di utile, anzi. Quindi calcolando 100 orsi di cui indicativamente 50 femmine che partoriscono mediamente 2,5 cuccioli ogni 2,5 anni a quanto potrebbe ammontare la popolazione degli orsi italiani ad esempio nel 2025? Più di mille e la crescita è ovviamente esponenziale; mi domando a quel punto cosa accadrà.

Bene, non mi resta che darvi qualche consiglio in caso di incontro ravvicinato che appunto come avrete inteso é da evitare, soprattutto se si tratta di una mamma con cuccioli, i quali vivono insieme per almeno 3 anni. Innanzitutto se l’orso non ci ha notati è bene allontanarsi dalla zona e controllare di non essere sopravento; se invece l’orso ci ha notato allora sarebbe utile parlare, si, far capire che siamo umani e che non abbiamo paura e non vogliamo nuocere, non sarà molto importante quello che diremo ma come lo diremo e soprattutto quello che proviamo interiormente; anche se è difficile, è necessario mantener la calma e concentrarsi sul respiro. Se l’orso dovesse attaccarci dobbiamo innanzitutto sapere che in genere il primo attacco non è serio  (in genere)  ma ciò non vuol dire che non dobbiamo proteggerci, scappare a poco servirebbe a meno di situazioni particolarmente opportune. L’orso è molto più veloce di noi e forse l’unica soluzione è quella di essere più agili di lui. A questo punto andrebbe verificato se l’orso ci attacca in modo predatorio  o solo perché a timore. Nel secondo caso abbiamo più possibilità di liberarci di lui magari, se ne abbiamo il coraggio, fingendoci morti e non reagendo ai suoi scossoni o graffi  (questa tecnica non vale nel caso di un orso bruno). Se fingiamo d’essere morti e l’orso si allontana, è consigliato rimanere in quella posizione per diversi minuti, anche 15/20 minuti se necessario, l’orso si nasconde per osservarci. Se l’orso ci attacca per fame allora non abbiamo altra possibilità che far emergere la nostra forza, quella vera e cosi avremmo qualche storia eccitante da raccontare, per primi a noi stessi.

Un consiglio prima di chiudere questo pezzo, sta nel riflettere sull’anima, ovvero anche gli orsi hanno un anima  ( collettiva ) , ecco diciamo che rivolgersi con decisione all’anima degli orsi chiedendogli senza timore di far cambiar strada o idea a quell’orso che si sta avvicinando, potrebbe essere una buona idea. Ah dimenticavo in Canada usano uno spray al peperoncino come difesa dagli attacchi, in Italia grazie a varie istanze è stato reso legale proprio in relazione agli orsi, è suggeribile averne uno con noi.

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