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I benefici della pet therapy

  • Redazione
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Chi trova un amico, trova un tesoro. Anche quando l’amico in questione ha quattro zampe. Da anni si parla degli innumerevoli benefici della pet-therapy, soprattutto per il sostegno in patologie di natura psicoemotiva, sia di bambini sia di anziani, e per i malati di Alzheimer, tossicodipendenti, disabili fisici e psichici. Una recente ricerca svedese ha inoltre confermato che i bambini che crescono a contatto con un cane sviluppano l’asma con minore frequenza rispetto ai coetanei. E uno studio elaborato dalla clinica di medicina del sonno in Arizona, la Mayo Clinic, ha dimostrato che dormire con un animale migliorerebbe la qualità del sonno.

Questo è dovuto, in particolare, all’empatia e all’interazione che si crea e che aiuta il paziente a soddisfare un bisogno di affetto e sicurezza, diventando uno stimolo per superare le difficoltà a instaurare relazioni interpersonali e/o a recuperare la padronanza di alcune abilità andate perdute. Esistono due tipi di pet-therapy: le Animal-Assisted Activities (AAA), ossia attività realizzate con l’ausilio degli animali che hanno l’obiettivo di migliorare la qualità di vita di alcune categorie di pazienti (anziani, ciechi, malati terminali) e le Animal-Assisted Therapies (AAT), delle vere e proprie terapie che rispondono a protocolli e scopi precisi. A queste si può poi aggiungere anche l’Educazione Assistita dagli Animali (EAA) i cui destinatari privilegiati sono i bambini nelle scuole che vengono stimolati a interagire con l’ambiente. Diversi gli animali che possono essere utilizzati per la pet-therapy. In primis troviamo i cani, soprattutto se si tratta di bambini e anziani. Seguono poi i gatti, i criceti, i conigli, gli asini, le capre, le mucche, gli uccellini, i pesci e i delfini.

Teorizzata e applicata per la prima volta da David Nathanson e Betsy Smith, docenti della Florida International University di Miami, la delfinoterapia aiuterebbe i pazienti a sviluppare meglio la parte del cervello deputata alla comunicazione e all’affettività. In particolare la delfinoterapia ha avuto alcuni riscontri positivi in casi di bambini affetti da disturbi dell’infanzia e dell’adolescenza, da autismo, sindrome di Down, problemi di concentrazione o apprendimento. La delfinoterapia è, inoltre, molto utile per la riabilitazione motoria, per problemi di deambulazione, di coordinazione e armonia del movimento e casi di disagio motorio post operatorio. Ma non solo: i delfini sono particolarmente efficaci per il trattamento della depressione.

Anche l’ippoterapia dà ottimi risultati: il cavallo è perfetto per il recupero o lo sviluppo dell’equilibrio e della muscolatura e per il trattamento di patologie neurologiche specie nel bambino. Valido sostegno per chi soffre di disturbi della personalità, per cardiopatici e ipertesi, per disabili motori, bambini e anziani, malati psichiatrici e tossicodipendenti, detenuti, sieropositivi, audiolesi, non vedenti e per persone con problemi di ansia, stress, solitudine, accettazione e disarmonia emotiva, è anche l’onoterapia, cioè la terapia con l’asino, animale dall’indole particolarmente pacata.

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