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Come trasformare a nostro vantaggio le pressioni energetiche e emotive

  • Andrea Anselmo Oliva

“Quante strade un uomo deve percorrere prima che tu possa chiamarlo uomo?”

Che cosa significa essere uomo? Che domanda direte voi, significa tante cose: prendersi le proprie responsabilità, dedicarsi alle cose giuste, comprendere la vita con il cuore, amare, lottare, lasciarsi andare… The answer is blowing in the wind…

Mi guardo intorno e vedo persone stanche, provate, confuse, tutti alla ricerca della risposta, della soluzione. A volte ci chiediamo perché dobbiamo sopportare tutte queste tensioni e spesso non arriva una risposta chiara. Ma che cosa è la sofferenza, da dove o da chi viene generata? E perché a volte certe cose non ci toccano e altre volte si insinuano in noi sino a scaricarci?

Come ben sappiamo dipende dal nostro stato energetico, dalla nostra energia vitale, eventi esterni possono rimbalzare e neanche toccarci o addirittura attraversarci totalmente senza che la minima traccia venga cristallizzata e poi, magari, possiamo anche permetterci di sentirli senza che nulla venga giudicato e conservato. Potremmo un giorno essere uno spettatore neutro e nel contempo ricco di amore. Quella è la strada che a tastoni stiamo cercando, è una strada lunga quanto basta e breve quanto necessario, è un percorso da affrontare con rapida calma. Ma cosa ognuno di noi farebbe se dovesse prepararsi per una lunga camminata in montagna? Prepararsi che diamine, che altro dovrebbe fare una persona! Sicuramente cercherei di affrontare la camminata riposato, ben nutrito e con la consapevolezza di saper dosare le mie forze, commisurate alla mia preparazione fisica. Una questione emotivamente forte necessita per essere affrontata di buone energie.

Molte persone si sentono stanche e hanno bisogno di parecchio riposo, di dormine più del solito e anche in orari “insoliti”. Sono aumentate le tensioni e per affrontarle abbiamo bisogno d’essere in forma. Ma l’affaticamento che stiamo sopportando è di carattere mentale, ecco perché a volte anche solo 10 minuti di sonno spazzano via un vero e proprio groviglio energetico. Ma chi e che cosa ci ruba energia? Potrebbe sembrare complesso il discorso ma in verità è molto più semplice di quanto pensiamo e se vogliamo veramente possiamo saltare tutta una serie di passaggi; tra cui quello di allontanare dalla nostra vita tutto e tutti coloro che in qualche modo sembrano rubarci energia.

Anche il Dalai Lama sembra consigliare questo passaggio, avere il coraggio di dire di no a tutte quelle persone che ci usano come cestino della spazzatura e vogliono condividere la loro angoscia con noi. Forse, tra i dieci suggerimenti del Dalai Lama per non farsi rubare energia, uno interessante è quello di chiudere tutte le situazione lasciate in sospeso. Come dicevo sono tutti passaggi, preludio di un qualcosa di più grande che non dipende dall’esterno.

Parafrasando le parole di Rudolf Steiner (l’uomo che cerca energia e la propria felicità nelle cose terrene è destinata a perire in quanto le cose terrene per loro stessa natura sono destinate a finire, sono limitate) l’uomo che cerca sollievo allontanando le cose terrene che lo fanno soffrire sarà destinato a vivere in questo limite. Ma dove risiede questo confine? Come direbbe l’astrofisica Giuliana Conforto “è un limite insito nel dualismo del nostro cervello rettiliano”, che di per se usa frequenze basse e soprattutto una parte minima del nostro apparato psicofisico, quella parte con dei limiti dati dal concetto di giudizio che di per se è confinato nei binari del dualismo e da quello del tempo che rappresenta la nostra via come unidirezionale, come oggettiva.

Quindi potrebbe esserci una chiave che apre una porta tenuta segreta e che ci renderebbe immuni da qualsiasi predone? Come ben possiamo intuire questa chiave l’abbiamo noi nascosta addosso, dentro di noi. E’ la chiave che vince ogni paura, ogni giudizio. E’ la chiave del cuore di leone, siamo noi stessi i detentori i fabbricatori dello steccato, sono i nostri limiti mentali, è l’isola su cui vaghiamo e che ora, evidentemente, ci sta stretta. Ma tutt’intorno intorno c’è un oceano inesplorato e che pensiamo sia infestato da squali. Avete mai letto di Richard Bach il libro intitolato “Illusioni; le avventure di un messia riluttante”? Richard Bach è anche l’autore del famoso Gabbiamo Jonathan Livingston . Nella prefazione di “Illusioni…”, viene raccontata una storiella interessante che narra di una comunità di Cristalli che giace da una vita abbarbicata sotto le acque di un fiume impetuoso e di conseguenza se ne sta ben affrancata alle rocce. Un giovane cristallo inizia a porsi delle domande e di conseguenza nascono in lui desideri, curiosità da soddisfare; cresce nel giovane cristallo la volontà dell’esploratore che come tutti sappiamo ha come prerogativa il vincere la paura dell’ignoto, di ciò che ancora non conosce ma che inizia a percepire, a sentire; se vi capita leggetelo, a mio avviso è divertente e illuminante. Si, potremmo anche osare e dire che la nostra paura rappresentata dal limite, dallo steccato, potrebbe forse essere la paura di amare? Immensa è la vastità dell’Amore che caratterizza l’ingresso in quarta dimensione e accompagna in travaglio tutto il percorso sino a varcare la soglia della quinta dimensione, quella dove l’Amore prescinde ogni confine, inclusi quelli del bene e del male. Ma non abbiamo fretta o, per meglio dire, ansia.

In fondo è da Atlantide che i più aspettano e, parafrasando il titolo di un libro di Tiziano Terzani, molti sono “all’ultimo giro di giostra”. Perché aver fretta? Lo sappiamo che la fretta è cattiva consigliera. Determinazione, volontà di vivere come riteniamo, come percepiamo giusto, è li che a mio avviso risiede la chiave che immunizza, che cuce ogni falla energetica. Solo purificando la volontà con la coerenza della coscienza possiamo permettere a qualsiasi cosa di attraversarci e non battere ciglio che non desideriamo. Questa vastità d’amore è proprio tale e fa tanta paura alla paura, e come molti intuiscono non è solo un gioco di parole.

Proviamo nel nostro quotidiano ad affrontare come per gioco i nostri limiti; partendo da cose semplici e magari che riteniamo banali, proviamo a varcare di tanto in tanto la soglia andando oltre e affrontando l’acqua fredda, il fuoco di una candela con le dita, qualcosa che non abbiamo il coraggio di dire o di fare o di mangiare, un vestito che ci fa vergognare, una lacrima che ci imbarazza, un carezza che desideriamo donare e, chissà magari ci prendiamo gusto e iniziamo a sentirci più leggeri, condizione necessaria per vivere appieno la nostra vita e evitare a tutti i costi di spirare con rimpianti per non aver fatto e non essere stati ciò che sentivamo giusto. Se mi guardo intorno vedo tanto amore, gioia che aspetta di poter emergere. Dobbiamo avere il coraggio di intraprendere oggi la nostra strada e essere quello che vogliamo essere, ce lo meritiamo, questa è la verità… dobbiamo solo tornar ad essere un po’ più coraggiosi e non vergognarci d’essere felici o sentirci fortunati.

Abbiamo iniziato con Bob Dylan cercando la risposta che vive nel vento che soffia, terminerei con Nina Simone: “Ain’t Got No, I Got Life”.

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