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Il tiro con l’arco e la forza dell’Amore

  • Andrea Anselmo Oliva

“E Dio disse, io ho messo il mio arco nella nuvola ed esso sarà per segno del patto tra me e la terra. E avverrà che quando io avrò coperto la terra di nuvole, l’arco apparirà nella nuvola” (Genesi 9, 13-14). L’arco è un simbolo di nobiltà: è associato alle iniziazioni cavalleresche; è ovunque raffigurato espressamente come emblema regale. L’arco di Shiva, emblema del suo potere, l’arco di Ulisse, il potere esclusivo dei Re. L’arco rappresenta la tensione da cui sgorgano i nostri desideri, legati all’inconscio. L’amore, il sole, Dio hanno tutti l’arco, la faretra, le frecce. L’arco con le frecce è ovunque un simbolo d’amore e un attributo della tensione vitale, presso i Giapponesi, come presso i Greci o i maghi sciamani dell’Altaj. Nella tradizione orientale l’arco non è la forza fisica bensì la rappresentazione letterale della forza interiore.

“Per tirare la corda non si deve impiegare la forza del corpo, si deve imparare a lasciare alle mani di compiere tutto il lavoro, mentre i muscoli delle braccia e delle spalle restano rilassati e non sembrano partecipare all’azione”. E ancora: “maggiore è l’ostinazione con cui cercate di imparare a scoccare la freccia in modo da colpire il bersaglio, meno vi riuscirete e più lontano sarete dal bersaglio. L’ostacolo che si frappone è il vostro desiderio eccessivo”. Questo spunto l’ho tratto dal famoso libro “Lo zen e il tiro con l’arco”. Pubblicazione a cui si deve il grande merito di aver portato a molti una visione differente della pratica del tiro con l’arco, da noi in occidente vissuta ancora prevalentemente come pratica sportiva in senso quasi meramente fisico.
Il tiro con l’arco va praticato non raccontato o letto, questa premessa è d’obbligo perché possiamo solo comprendere cosa significhi scalare una montagna facendolo non leggendo un libro che ne parla. Porsi nei confronti del tiro con l’arco con un differente approccio questo può essere l’utilità di questo articolo.

Dunque l’arco è uno strumento di potere. Ma di quale potere stiamo parlando? Confucio diceva che il tiratore che fallisce il bersaglio deve cercare in se stesso la causa del fallimento. Ma anche il bersaglio è all’interno di lui stesso; ciò che la freccia colpisce è il centro dell’essere.

Freccia, arco e arciere rappresentano la triade, la perfezione energetica: maschile, femminile e neutro. La perfetta sublimazione dell’essere androgino, la forza che emerge dal superamento del dualismo. Dunque parliamo di un approccio al tiro con l’arco in grado di far emergere la forza interiore. E sempre della forza dell’Amore parliamo, l’Amore del guerriero che non ha paura di nulla, neanche della morte.

Albero Tasso

Nel tiro con l’arco dobbiamo vincere la paura di sbagliare come prima istanza. È un gioco e va affrontato come tale. Ed è con questo approccio rilassato che possiamo iniziare.
Con arco e freccia in mano fate “due passi” dal punto di tiro sino al bersaglio, toccatelo con l’indice della mano destra, meglio se leggermente umido di saliva. Guardatelo bene e armonizzate il vostro respiro con esso, tornate ora camminando al punto di tiro. Prima di armare l’arco vi suggeriscono di mettervi in posizione: fate qualche piccolo passetto intorno cosi da comprendere se la posizione è quella giusta in modo da non dovervi più spostare una volta incoccata la freccia e preso la “mira”. Tutto ciò è la classica preparazione ritualistica ed è utile per rilassarsi e focalizzare la centratura che si trasforma in intenzione e caricamento rappresentato dalla tensione della vostra corda che ora percepite tra le dita.

L’azione viene ora espressa, rilasciata. La vostra creatività è oltre voi. Siete in una sorta di viaggio astrale in cui la vostra essenza si sta esprimendo ben oltre i confini del vostro corpo. Siete voi a raggiungere il bersaglio non la freccia intesa come tale se non come estensione del vostro essere, ora espresso non solo simbolicamente ma con l’energia della coscienza che divinizza e impregna la materia.

Nell’Islam l’arco è identificato con la potenza divina, la freccia penetra per superare il male e l’ignoranza. Il fine è il conseguimento della perfezione spirituale, l’unione con il divino che presuppone l’attraversamento da parte della freccia delle tenebre che sono i difetti e le imperfezioni dell’individuo. Ma qui, come del resto in tutte le religioni, entriamo in un dogma di peccato, perdono, giudizio e in qualche modo cerchiamo di espiare qualcosa di cui gli unici giudici siamo noi stessi e che poco ha a che vedere con la gioia dell’Amore. È vero altresì che se siamo scesi in un pozzo tramite una fune può valerne la pensa di risalirvi usando la stessa fune a nostra disposizione, per cui se proprio non potete far a meno di vedere tenebre e male o colpe ovunque, usate pure la freccia per attraversare questa palude energetica e traghettare il vostro puro se dall’altra parte della sponda, libero ora di osservare uno scorcio di verità.

Nell’antica Cina il tiro con l’arco, assieme alla guida dei carri, è la più importante arte liberale; dimostra le virtù e i meriti dei principi. Il guerriero dal cuore puro colpisce sin dal primo colpo il bersaglio, così citano gli antichi detti popolari.

L’arco di Cupido, parlando dell’energia dell’Amore, è quello più classico a cui siamo abituati come associazione. La freccia dell’Amore è una rappresentazione talmente ormai luogo comune che non ne cogliamo più i significati. Ma che cosa è questa forza dell’Amore che insisto qui a riportar con la lettera maiuscola? Cosa significa essere colpiti dalla freccia di Cupido? Innamorarsi di qualcuno o qualcosa di più? Ovvero innamorarsi della vita, di noi stessi e se ritorniamo alle parole di Confucio che ci ricorda che il bersaglio è dentro di noi, ecco che iniziamo a percepire la direzione verso cui indirizzare la forza dell’Amore come prima istanza per poter poi amare veramente tutto ciò che ci sta “attorno”.

Nel segno del Sagittario l’arco teso verso l’alto è anche simbolo della sublimazione dei desideri, la freccia puntata verso il cielo.

Nell’esoterismo, se esoterici vogliamo definire i Tarocchi, nell’arcano n° 6, troviamo rappresentati due amanti che portano sopra le loro teste un arciere che tende l’arco con la freccia rivolta questa volta verso il basso: è un attributo della potenza divina che scende verso di noi, è  luce chiamata pioggia fecondante.

Chi si dedica all’arte giapponese del tiro con l’arco si pone la domanda mistica “chi tira la freccia?” Sono io o è una forza superiore che agisce per mio tramite?

Se invece entriamo più nel merito di discipline cosi dette esoteriche troviamo un altro aspetto più sottile.

“La freccia è destinata a colpire il nemico, ad abbattere ritualmente l’animale emblematico, l’azione di mira distrugge le forze tenebrose e nefaste”. In alcuni testi è consigliato un rituale che può tranquillamente definirsi un esorcismo, praticato con un arco di legno di pesco e frecce realizzate con artemisia o biancospino. Tirando frecce verso i quattro punti cardinali e successivamente verso l’alto e il basso, si trafiggono e abbattono le forze del male che il più delle volte potrebbero semplicemente essere forme pensiero da noi create, attirate.

La freccia, identificata anche nella cultura cinese come serpeggiante e rosso fuoco, rappresentativa del fulmine, così come spesso si trova nella simbologia degli indiani d’America che dipingevano le frecce con una linea rossa a zig zag, evocatrice appunto del fulmine. Cosi come nella nostra cultura occidentale guardando al Dio Apollo che rappresenta la freccia come fulmine o raggio di luce. Luce che con la sua potenza è in grado di penetrare e portare chiarore nel buio della notte.

Il legno che possiamo definire nato per costruire archi, il legno sacro per eccellenza è quello derivante dall’albero di Tasso. Per secoli l’arco in legno di Tasso è stato considerato l’arma che ha fatto la differenza nelle battaglie. Un arco a lunga gittata, il famoso longbow, che ha cambiato i destini di molte guerre e da cui deriva il vero motivo del soprannome dato al Tasso di Albero della morte e non per i motivi legati alla sua velenosità. Oggi la Tassina, in particolare, risulta essere uno dei rimedi  presi in considerazione dalla medicina allopatica  nelle cure contro il cancro.

Il compleanno, se cosi vogliamo definirlo, del Tasso è il 21 dicembre, data del Solstizio di inverno, il giorno dell’anno in cui i veli tra il mondo dei vivi e dei morti si assottiglia. Il Dio egiziano dalla testa di sciacallo, Anubi, incaricato di vegliare sui processi dei morti e dei vivi è spesso raffigurato nell’atto di tirare con l’arco. Il Tasso è una pianta sacra portatrice di energia maestra, l’arco realizzato con legno di tasso è l’arco del guerriero spirituale che scende in terra incarnando tutta la potenza fisica equilibrata da un senso di giustizia divina. Costruirsi o farsi realizzare un arco con legno di Tasso vuol dire aver con se un oggetto sacro, magico in grado di subliminare desideri e virtù e di portarle su un piano fisico.

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