Tisana MalpensaFiere

Il sonno bifasico fa bene?

  • Redazione
  • Redazione

Cosa hanno in comune Madonna, Margaret Thatcher e Donald Trump? Il sonno bifasico, la pratica che “spezza” in due il riposo notturno, introducendo, ad esempio, una “siesta” post pranzo di mezz’ora per recuperare quattro ore di veglia notturna. Ma i sonnellini spalmati nelle 24 ore posso essere di più se si decide di praticare il sonno polifasico. L’importante, in questo ultimo caso, è di scadenzare con precisione i momenti di riposo e di rispettarli. In questo modo, con il tempo e la costanza, il corpo si forzerà da solo a entrare nella fase REM, quella in cui ci si riposa davvero e che non dura più di due ore per notte. Nonostante la “moda”, la pratica del sonno bifasico non è recente. Come ha raccontato lo storico Roger Ekirch in “At Day’s Close: Night in Times Past”, già prima dell’Ottocento, andare a letto due ore dopo il tramonto per poi svegliarsi e fumare, chiacchierare, recitare una preghiera, fare sesso prima di riaddormentarsi, era un’abitudine diffusa. Queste ore di veglia erano vissute come un momento di pace, calma, profonda riflessione e scoperta/ affermazione della propria identità ed erano addirittura considerate da molti medici dell’epoca come l’arco temporale ideale per il concepimento.

La pratica del sonno segmentato, diffusa non solo nel mondo occidentale preindustriale, ma anche in molte altre culture, prima che intervenisse la rivoluzione industriale a stravolgere ritmi e stili di vita, scompare definitivamente negli anni ’20 del Novecento. A determinare tutto ciò fu proprio il nuovo stile di vita della civiltà industriale: con il dogma imprescindibile dell’efficienza, i tempi che si dilatano, l’energia elettrica che rompe la tradizionale alternanza luce-buio e la nuova concezione del tempo libero e del divertimento notturno. E ciò, secondo Ekirch “ha peggiorato la qualità dei nostri sogni e ci ha privato di una miglior comprensione del nostro io interiore”. Ma nella società di oggi, questa pratica è salutare?

Generalmente gli esperti del sonno sconsigliano di lavorare durante la notte, ma Kathryn Pinkman, terapista del sonno nella Clinica Insomnia a Nottingham, sostiene che anche puntare a dormire otto ore può causare stress inutili: “meglio sei ore di sonno continuo che otto ore di sonno interrotto, perché quello che conta non è la quantità, ma la qualità”. Anche il ricercatore americano, il dottor Thomas Wehr del National Institute of Mental Health nei primi anni ’90 ha condotto un importante studio sul sonno segmentato. Per studiare cosa accadeva prima della diffusione dell’energia elettrica, un gruppo di volontari trascorsero 14 ore al buio ogni giorno per un mese. Dopo quattro settimane i partecipanti cominciarono a intervallare le otto ore di sonno con fase di veglia di una o due ore, dedicata a varie attività. Il dottor Wehr mise in relazione il brusco inizio del sonno dopo la veglia con la secrezione dell’ormone serotonina da parte della ghiandola pineale posta nel cervello, un processo che avviene durante le ore notturne in presenza di buio.

Per lo studioso, il sonno bifasico rappresenterebbe dunque un modello più naturale, presente in molte popolazioni indigene oltre che in molte specie animali. Queste considerazioni possono dare dunque un nuovo senso all’insonnia moderna: “L’insonnia nel bel mezzo della notte, cioè quella che oggigiorno è la forma più comune d’insonnia, ha cominciato a essere interpretata come un problema di natura medica solo fra la fine del diciannovesimo e gli inizi del ventesimo secolo – spiega Ekirch – Prima di allora, il fatto di svegliarsi nel bel mezzo della notte veniva considerato qualcosa di assolutamente naturale. Io spero che la gente che soffre d’insonnia possa rendersi conto che il proprio sonno non è anormale, almeno non guardandolo da una prospettiva storica. Quella consapevolezza dovrebbe essere in grado di fornirci una qualche forma di consolazione”.

Riflettendo su ciò, possiamo dunque davvero cambiare prospettiva: smettere di riempirci di sonniferi, abbandonare la tecnologia e, durante la veglia, dedicarci a qualche leggera e piacevole attività per facilitare il ritorno del sonno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Tisana