Omeopatia tra storia e tecniche

  • Andrea Anselmo Oliva
Omeopatia

Omeopatia: un viaggio attraverso storia e tecniche che hanno dato vita a questa forma di cura definita naturale e di cui risulta fondamentale comprenderne le profonde implicazioni grazie alle quali emergono domande cruciali sulla “struttura dell’esistenza”.

Conoscere l’Omeopatia permette di costruire un ponte verso una nuova consapevolezza e questo aiuto nella comprensione potrebbe proprio arrivare da una riflessione  parallela che “forse” era sfuggita anche allo stesso Samuel Hahnemann, fondatore appunto di questa pratica, o che per meglio dire non era di stretta pertinenza in quel passaggio, non era necessario. È simpatico osservare che lo stesso Hahnemann è a sua volta colui che ha coniato il termine Allopatico, oggi a ragion o torto, identificabile con la medicina così detta tradizionale. Le due parole, Omeopatico e Allopatico, derivano dal greco: Omeo significa simile mentre appunto al contrario Allo sta per diverso, Patico è malattia o meglio, nell’accezione del fondatore, sofferenza.

I due termini, nelle intenzioni del suo fondatore, evidenziano la differenza di base dei due approcci. Ora però a noi non interessa confrontare le due pratiche e forse nemmeno comprendere tecnicamente come funziona un medicinale omeopatico, ma questo ultimo aspetto ci occorre come introduzione al punto interessante a cui dobbiamo arrivare.

Quindi gli omeopati come principio base desiderano curare con il simile il che significa cercare la causa materiale/energetica che ha provocato il sintomo o per meglio dire la manifestazione del malessere. Ciò significa che il preparato omeopatico deve partire da una sostanza che, se somministrata a un individuo sano, provoca la stessa malattia del soggetto da curare. E qui per un lettore curioso arrivano le prime contraddizioni; ma mettetevi l’animo in pace perché l’argomento è pieno di paradossi e sfumature che se ben approfondite fanno emergere la superficialità con cui vengono classificati i due metodi, appunto quello omeopatico e quello allopatico. Come ho detto all’inizio non è questo il nostro punto centrale, la nostra visione qui sarà più di carattere esoterico. Quindi tornando al simile che cura il simile, una volta trovata la sostanza che provoca la malattia, (e questa in omeopatia va cercata rigorosamente in natura) questa sostanza viene diluita in alcool e in percentuale minima in un processo a cascata che determina le caratteristiche di potenza della medicina. Il processo si definisce diluzione e dinamizzazione; la stessa dinamizzazione attiva anche sostanze inerti come la Silice. Quindi un medicinale omeopatico possiamo dire che riporta la memoria del male manifestatosi. Diversi anni fa un medico omeopata a Ginevra usò, per meglio farmi comprendere, la metafora di un aereo che passa attraverso dei banchi di nubi e nel passaggio lascia la sua traccia nell’aria, la sua impronta rimane come passaggio energetico/eterico.

A questo punto la domanda da porsi è perché questo passaggio, questa impronta è in grado di guarire il male. Qualcuno, facendo un passaggio giusto, ma a cui manca la riflessione a cui stiamo arrivando, dicevo qualcuno sostiene che provoca una risposta immunitaria che grazie all’assenza della tossicità aiuta a sviluppare gli anticorpi in modo più armonico, meno invasivo. Questa però è una risposta che, anche se in parte possiamo definire corretta, fornirebbe una similitudine ai principi dell’Allopatia, ad esempio, nella somministrazione dei vaccini, dando all’Omeopatia la sola differenza, benché sostanziale, nel fattore diluzione. Immagino che questo non risuoni completamente armonico come concetto, non ci dà le risposte a cui ambiamo.

Omeopatia

Quindi tornando per un attimo al concetto della diluzione, e guardandola da un punto di vista eterico, possiamo pensare che tutto ciò che in natura si manifesta ha la sua base latente in un mondo che possiamo definire causale, dove tutto esiste in potenza. Alcuni fattori hanno fatto si che ciò che esiste in potenza si sia manifestato nella così detta materia, divenendo appunto in questo caso sintomo o malattia (qui dipende dalla profondità del curatore oltre che dall’approccio metodologico scelto). Ciò che si è manifestato nella realtà è stato in qualche modo richiamato facendo sì che dal suo mondo “eterico” sia arrivato su questo piano di realtà. Ora, nel medicinale omeopatico abbiamo solo una memoria della componente causale, una memoria che funge da richiamo verso casa, una memoria più vicina all’eterico che al materico, quindi al piano di realtà in cui si è manifestata, una memoria che funge da calamita verso l’onnisciente. Cosa questo possa realmente significare e quali implicazioni abbia in sé rispetto al nostro piano d’esistenza, è la domanda a cui volevo appunto arrivare.

Se questo concetto, senza giudizio, viene preso per tale ecco che dobbiamo nuovamente rimettere in discussione il concetto di causa, approfondendolo rispetto a una coscienza più consapevole della situazione che ci circonda. La domanda interessante da porsi potrebbe forse risiedere nella ricerca della calamita, per usar la metafora di pocanzi. Domandandosi quale è in questo caso la calamita che attrae nel nostro piano di esistenza materiale ciò che risiede nell’eterico. La comprensione reale della causa di una malattia è la grande occasione di cui il “malato” è donato. Tutto questo discorso non solo può farci comprendere la base reale delle manifestazioni nel nostro piano di realtà, ma grazie a questa comprensione ne può nascere un ragionamento sul vero ruolo della malattia che da vita ad un approccio, ad un sentire differente.

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