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La legge di attrazione – Magnetismo personale: controindicazioni d’uso

  • Andrea Anselmo Oliva

Era tempo che desideravo scrivere a proposito della distorsione che si è creata tra i “promotori” della legge di attrazione; a volte è facile comprendere perché certi segreti sono divenuti tali, dato l’uso distorto che i più ne fanno non appena l’informazione svelata è alla merce di tutti.

Mia nonna usava dirmi di stare molto attento e di valutare bene ciò che desideravo e sognavo di essere un giorno nella vita. Chiaramente non ho mai dato molto peso a quelle parole, almeno in modo cosciente. Qualche tempo fa mi son ritrovato a traslocare la baita di famiglia e tra i ricordi del passato in un diario scritto da adolescente ho trovato con sorpresa alcuni desideri di cui mi ero completamente dimenticato ed erano riferiti al viaggiare e in particolare di vivere in oriente. Il fatto che mi ha incuriosito è che non avevo alcun ricordo di quel desiderio mentre di altri ne ho perfetta memoria, però appena letto ho percepito esattamente le emozioni e mi sono come proiettato in quell’istante. E’ stato come aprire uno scrigno che era rimasto sigillato per tutti questi anni, il che mi ha riportato subito ad una delle regole base nel mondo della magia: “ una volta compiuto l’atto, sigillalo in uno scrigno e dimentica tu stesso”. Quel desiderio ha marcato indelebilmente la mia esistenza avendo poi in età adulta e per motivi professionale passato quasi otto anni in India. Mia nonna aveva ragione, ora la comprendo meglio. Ma qual’è il punto a cui voglio arrivare: non certo dimostrare che la legge di attrazione funziona, come abbiamo gia detto è oggi di moda.

Desiderare è una fonte di vita, su questo in generis non vi son dubbi e neanche cosa desiderare è da mettere sul piatto della bilancia. Il fondamento è come e perché desideriamo qualcosa e se questo qualcosa è veramente quello che ci serve su un piano più alto o solo un obiettivo forviante? Non ci sono scorciatoie nel mondo della magia creativa, è programmata per emergere in quantità proporzionale alla nostra vera crescita spirituale. Ogni cosa che ci circonda è frutto del nostro e altrui (coloro che incidono nel nostro campo quantico) volere .
Sono forze messe in atto che generano il nostro piano di realtà soggettivo in un contesto (campo morfongenetico) collettivo (locale) . Ora ci sono alcuni aspetti da esaminare con enorme attenzione; immaginiamo il campo di consapevolezza in cui siamo immersi come un immenso tappeto morbido e elastico di cui la trama rappresenta le possibilità di azione. Ora questo campo ha un sua tensione e un suo equilibrio, ogni sbilanciamento si riflette creando un’onda che per effetto della tensione del campo collettivo tornerà nella sua posizione originaria e, a seconda della spinta iniziale (opera magica) tornerà indietro con un contraccolpo, uno sbilanciamento , proprio come farebbe un pendolo a cui si da una spinta verso una direzione, ma, nel caso del pendolo, dobbiamo considerare che non riceve la spinta di ritorno se non la sua stessa. Nel caso di interferenza con il campo che ci circonda riceveremo la sua spinta di ritorno proprio come un elastico, quindi un contraccolpo.

Per chi è interessato a questo argomento, consiglio il libro di Vadim Zeland, la seconda edizione dove usa non a caso la metafora dei pendoli, è un approfondimento illuminante.
Quando arriva il contraccolpo dobbiamo creare ulteriore resistenza per mantenere la posizione ottenuta e questo crea ulteriore attrito, dando vita ad un possibile vortice tutt’altro che virtuoso e quindi l’opposto rispetto alle intenzioni o desideri. Qui la questione si fa interessante perché chi ha compreso bene si rende conto che l’aspetto è un pó più complesso di quello che sembra e l’apparente risultato positivo dell’espressione del proprio desiderio può creare a cascata danni collaterali che vanno a compensare, a ribilanciare.

Avere fede non è una semplice parola a cui appellarsi o da usare come bandiera dialettica, è l’accettazione che ciò che ci circonda è esattamente ciò di cui abbiamo bisogno per la nostra crescita personale a tutti i livelli, spirituale e materiale (sempre che le due cose siano da considerasi divise). L’accettazione è il primo indispensabile passo per acquisire magnetismo, il lasciarsi andare dà vita ad un vero e proprio sblocco energetico rilasciando fluire il fiume della vita. Badate bene che il programma biologico non consente inganni, è progettato come la miglior macchina della verità e solo una pura presa di coscienza del proprio se e della propria responsabilità nella nostra creazione soggettiva può far aumentare la rotazione.

L’approccio verso la cosiddetta legge di attrazione che mi sento di suggerire è quello che possiamo definire “omeopatico”: l’effetto, il sintomo è una manifestazione della causa, il desiderio o mancanza è la conseguenza di un motivo evolutivo più profondo di cui ne vanno scoperte le origini e se il caso curate, ma forse una volta curate nel profondo non sussisterà neanche più la mancanza e quindi in un certo senso il desiderio. Allora ecco che la cosa di per se può anche vedersi realizzata ma sotto un’ottica diversa che non è più quella di colmare un buco, un vuoto.
Salvatore Brizzi, racconta bene la legge di attrazione secondo Gesù, e quando cita la parabola in cui Gesù afferma che “a chi ha sarà dato e a chi non ha sarà tolto anche quello che ha” afferma un meccanismo profondo e senza scampo della legge di attrazione e sentirlo è fondamentale perché ogni altro uso sarebbe strumentale e attiverebbe il ribilanciamento del meccanismo.
Come potete notare alla fine si torna sempre al conosci te stesso, solo che le sfumature di questa affermazione sono infinite e dipendono sempre dal nostro stato attuale di coscienza, di risveglio.

Questa è comunque la direzione maestra quella che porta al nostro profondo io, quello per cui agiamo e quello che fa realmente accadere le cose, l’unico con cui possiamo connetterci per aver sempre quello che desideriamo su un piano ora differente del desiderare.

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